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Nel mio giardino ho piantato un fico.
Nel tempo della rinascita.

Un nuovo amore, una nuova casa, la mia vera casa, di cui giocoforza costituiva il simbolo.
Una pianticella piccola e apparentemente fragile.

E’ cresciuto nel tempo con le sue foglie a forma di cuore che splendono di verde in Estate e ingialliscono in Autunno, regalandomi la bellezza e la promessa di una Primavera.

E i suoi frutti minuscoli sono succosi e abbondanti come le storie e il senso della vita.
I suoi rami ora toccano il primo piano.
E’ cresciuto da solo, senza chiedere nulla, se non ciò che la natura può dare, come la terra in cui si radica e la pioggia dal cielo.

Eppure con la sua abbondanza di frutto può sfamare un esercito.
Ed è lì presente, spoglio ma forte d’inverno e generoso dalla Primavera all’Autunno, regalandomi anche l’ombra nelle Estati assolate.

Ci credo che Romolo e Remo siano stati abbandonati sotto le sue fronde, braccia più protettive di quelle degli esseri umani.

E anche quando mi inerpico sulla scala per prenderne i frutti, non è perché è lui che me lo chiede. Come pure i miei Agosto passati a preparare confetture dolcissime, gioia per il palato per tutto l’anno per me e i miei amici. Sono solo espressione di una mia libera scelta.

Apparentemente fragile.
Molto meno delle storie umane, che finiscono.
Lui c’è.

Ora è il simbolo di quei momenti magici, rarissimi, della vita in cui fai pochissimo e in cambio ricevi grandi doni insperati.


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