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“Scusi prof.”, ancora la glaucopide troppo magra. “Ma D’annunzio era un maniaco sessuale? Dicono che..” La interrompo con un gesto. E sospiro. Non è colpa loro, ma di una subcultura – di cui il web è l’estremo veicolo – che non insegna loro ciò che il poeta ha scritto o fatto, ma li bombarda con pseudo informazioni più o meno fasulle. Aneddoti pruriginosi, più che altro…
Gli piacevano le donne, certo. E molto. E lui piaceva loro. Ma non perché fosse bello, anche se, da giovane, brutto certo non era. Piuttosto per come si poneva. Per come le sapeva trattare. E, soprattutto, per le sue parole… Ecco, erano le parole il suo strumento di seduzione e conquista.
“Un altro venditore di fumo…” commenta acida la rossa in ultima fila.
No. Le parole non sono fumo. Non come le usa lui, perlomeno. Hanno forza, sostanza. Potere. Prendete un testo come la Passeggiata, da Poema Paradisiaco. È tutto un gioco di immagini e suoni che evocano sensazioni. Che trasmettono sensazioni… Sensazioni visive, uditive… Tattili. Profumi, sapori. Tutti i sensi vengono coinvolti. E sconvolti in profondità…. È il culmine, assoluto, della sensualità…la donna, desiderata, amata, non aveva scampo. Non poteva non cedere…
“E er D’annunzio, a quer punto, ce dava come un riccio …”.
Il Boro, naturalmente. Gli ho offerto un’occasione sin troppo ghiotta. Le risate passano le pareti. Chissà cosa penseranno i colleghi nelle classi vicine…. Pazienza, io mica insegno matematica…
Probabilmente hai ragione. Ci dava, come dici tu… Ma non è questo il punto. Non è questo che contava davvero. Ne’ per lui, né per la donna.
Il Boro e i coatti ammutoliscono. Straniti.
“Come non era questo?” mormora uno a mezza bocca. “E che altro c’è?”.
C’è la seduzione. Che per entrambi contava più del coito. Perché era il vero piacere. Assoluto. Totale e totalizzante. E questa precedeva l’atto finale, diciamo così, che era solo una delle possibili conclusioni…
A questo punto sono proprio esterrefatti. Ciò che sto dicendo esorbita totalmente dal loro universo. Il Boro: “A prof… Ma che s’è fumato oggi? Cambi pusher, che me sa che je da ‘ roba cattiva…”.
Domo le risate con un gesto.
Grazie del consiglio. Lo terrò presente.
Vi ho detto varie volte che Ovidio, nell’ Ars Amatoria, afferma che il vero piacere proviene dal corteggiamento. Dalla, lunga, arte della seduzione, che procastina…
“Pro… cosa?”.
Scusate, prolunga , differisce, allontana verso un orizzonte infinito la conquista… Il possesso. È, a ben vedere, la rilettura dell’Iliade in chiave di metafora erotica…
“Ma che c’entra adesso sta Iliade… Me pare proprio na fissa…”.
Guardo il coatto di turno con compatimento. Non ci arriva…
C’entra. Iliade e Odissea c’entrano sempre. Sono il fondamento del nostro immaginario. Comincia tutto da lì. L’assedio di Troia può venire letto su diversi piani metaforici. Uno di questi è l’assedio, ovvero il corteggiamento della Donna amata…
“Che, appunto, è Troia..” dovevo saperlo. Il Boro è sempre in agguato.
Faccio finta di nulla.
Comunque l’Iliade racconta l’assedio. Non la conquista. Le gesta degli eroi. La bellezza e il piacere, crudele, della battaglia. Ovidio traspone questo sul piano erotico. Il piacere è nel combattere per conquistare la donna amata. Non nella conquista in sé. È come la caccia. Altra metafora usata dal poeta dell’Ars Amatoria. L’appostamento, seguire le tracce, porre le trappole…. È in quello che consiste il piacere. Non nel colpire la preda…
“Sempre detto che le donne so’ bestie…”
“Qui l’unica bestia sei tu. Il porco”. La rossa sembra lanciare fiamme dai suoi occhi verdi. Continuo.
Nell’arte di amare lo strumento della conquista è la parola. E D’annunzio ce ne da’ un esempio straordinario. Le parole che usa ne La Passeggiata coinvolgono, e sconvolgono, tutta la sfera sensoriale. Come nel Castello di Amore descritto da Marino nell’Adone. Che vi ho spiegato lo scorso anno…
Si. Buonanotte. Sguardi vitrei. Opachi. Manco accennassi all’altro secolo….
Le parole hanno il potere di sollecitare tutti i sensi. Vista, udito, tatto, olfatto, gusto… E di portare ad un piacere tanto più ineffabile perché l’appagamento ogni volta si allontana. Il valore eroico, quella che i greci chiamano aristia, consiste nel perdurare in questo assedio. All’infinito. Usando, appunto, le parole come armi. E questo crea con la donna un’unione profonda. Una vera e propria simbiosi. Che va molto al di là di qualsivoglia relazione volgare..
Sto parlando in un insolito silenzio. Poi… La glaucopide
“Ma lei, prof. un assedio così, ad una donna, l’ha mai posto?”.
Sorrido. E suona la campanella…


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