fbpx


Scusi prof.” uno dei coatti. Tatuato, i capelli rasati ai lati e il ciuffo resa un corno da rinoceronte per abuso di gel.
Ma sto D’annunzio, c’era o ce faceva?

Per l’ennesima volta mi viene voglia di parodiare G. B. Shaw. Noi italiani abbiamo in comune tutto, tranne la lingua.

In che senso? Traduci in italiano, per favore…

Cioè, insomma, questo n’ha fatte tante, de tutti i colori… Donne, guere, avventure. Nun s’è fatto manca’ niente. Ma mica sul serio, o no?” di difficile decifrazione. Ma ci provo.

Forse alludi a quel “Io vissi come centomila… ” e all’idea della vita come opera d’arte…
Ecco, appunto. Dice bene lei… “. Ecco appunto. Ho tradotto la Stele di Rosetta.

Vedete, in sostanza, per capire, bisogna risalire a Schopenhauer…
Coro :Noooo! N’altra volta…”
Eh, sì. Non avete torto. Ce lo si ritrova sempre tra i piedi. Comunque, per farla semplice, D’annunzio deriva da Schopenhauer l’idea che la realtà non sia oggettiva. Anzi, che sia la proiezione della nostra volontà, diciamo così, subconscia.

D’annunzio, chiaramente, legge la cosa a modo suo. L’artista crea l’opera d’arte con il suo senso della bellezza e la sua forza di volontà. La sua potenza interiore. Perché l’opera è immaginazione. E immaginare, o meglio imaginare, viene dal latino. E vuol dire agire dal profondo..

“OK, prof. Ma che c’entra con le donne, i duelli e tutte l’altre mattane ch’ha fatto?”

C’entra, c’entra. Perché se la realtà è solo rappresentazione soggettiva, allora la vita è qualcosa che ci si può creare a piacimento. Un’opera d’arte. Anzi, la vera, unica opera. Tutte le altre, poesie, romanzi, teatro… Sono solo elementi accessori. Parti che servono a definire l’unico capolavoro. La vita stessa. Per questo quando si parla di altri grandi, che so Manzoni, Leopardi, è importante concentrarsi sulle opere, con cenni occasionali alla biografia. Ma per D’annunzio non è possibile. La vita è l’opera.

Me faccia capi’, professo‘” il Boro che vuole capire… Nevicherà a Ferragosto.. “Ma allora questo nun se faceva tutte le donne perché je piaceva t…, ma pe’ fa un capolavoro?” ha un’espressione talmente stupefatta che non riesco a frenare una risata.

“A parte il fatto che D’annunzio non ha pensato solo a correre dietro alle donne come credi tu, ma è stato artefice di ben altre imprese, il concetto è più complesso. Vedi, l’eros rappresenta da sempre la potenza creatrice per eccellenza. Secondo le Metamorfosi di Ovidio, autore che D’annunzio sentiva molto vicino, Eros è il Dio che trae il Cosmo, l’ordine universale, dal Caos. È la potenza che giace nel profondo di ognuno di noi. E che, se evocata coscientemente, ci può permettere di superare i limiti dell’umano.. È la lettura dannunziana, tutta particolare, del Superuomo di Nietzsche…

“Mejo der Viagra, prof .!” esplosione di risate. Ma la battuta del Boro è davvero buona. E rido anch’io.

Si, meglio del Viagra. E meno costosa.
Altre risate. Ma non meno pericolosa. Anzi. Perché richiede la capacità di instaurare con tutte le cose un rapporto di… dominio. E non è facile. Non era facile neppure per lui. Per D’annunzio…

“Sempre detto io che le donne se deve dominarle…”
“Te piacerebbe, eh… E envece…” Gli occhi verdi della rossa in ultimo banco ammiccano. Ironici.

Dominio, però, inteso in senso interiore. Non fisico. La capacità di governare la più forte passione, di viverla con la massima intensità, senza però che questa finisca con l’annientarti. È di nuovo Nietzsche. Il Così parlo’ Zarathustra. Quando afferma: Vai con una donna? Ricordati di portare la frusta!…

“E vai col sadomaso!”
In molti, troppi l’hanno interpretata come te, in effetti. Ma D’annunzio l’aveva capito bene. E ci ha costruito intorno “Il trionfo della Morte”. Dove Giorgio Aurispa cerca di governare la passione profonda, primordiale, assoluta che lo lega ad Ippolita Sanzio. Ma non vi riesce. E non gli resta altra soluzione che il suicidio. Gettandosi in mare da una rupe, abbracciato alla donna…

“Anche un femminicidio! Che schifo!” la femminista attardata. Sospiro.
No. Un gesto simbolico. Giorgio ha fallito. E la potenza dell’eros lo ha distrutto. Insieme alla donna amata. Quella di cui il poeta parla è un’impresa eroica. È, in senso classico, aristia erotica…

“Ari.. che cosa?”
Aristia Erotica. Il dominio della potenza dell’eros, che, se realizzato, conduce alla piena realizzazione. Fisica e spirituale. Al superamento dell’imperfezione umana. Del dualismo maschio /femmina. Se vogliamo alla conquista del Vello d’oro…

No. Qui ho sbagliato. Sguardi attoniti. Tutti. Sto parlando arabo. Apollonio e il mito di Giasone esorbitano totalmente dal loro universo mentale. Meglio volare più bassi.

Comunque, la responsabilità, la prova è sempre dell’uomo. È lui che deve conquistare la donna, sperimentare la potenza della passione più forte ed assoluta, senza esserne annientato. Anzi, riuscendo ad andare oltre. Insieme alla sua controparte femminile. Insieme alla donna amata.

“E D’annunzio, prof.” ci è poi riuscito? ” la glaucopide, sino a questo momento insolitamente silenziosa.

Non mi è dato saperlo. Anche se in un altro romanzo, Il Fuoco, Stelio Effrena, vero alter ego dell’autore, sembra sul punto di riuscirvi… Tuttavia doveva essere solo il primo libro di una trilogia. E D’annunzio non ha più scritto gli altri… Così…

“E lei prof.?” gli occhi glauchi mi fissano indagatori.
E io cosa?!

“Beh ne parla con tanta passione, che viene da pensare… Insomma lei ci ha mai provato a realizzare una passione così?” ride. Impunita, come dicono qui.

Suona la campanella. Rido anch’io. Ed esco.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST