fbpx


Quando l’estate si inoltra nel mese di Agosto, ci piaccia o meno, si comincia ad avvertire un certo senso di disagio. E di inquietudine. Cosa che, normalmente, si cerca di colmare con l’usuale affanno degli impegni tipici del periodo.

Viaggi, più o meno fai da te, sempre comunque frenetici e sfibranti; fughe su spiagge affollate all’inverosimile, feste, cocktails, più plebee cocomerate, discoteche on the beach, grigliate. Fuochi d’artificio. Insomma , è Ferragosto ragazzi! E c’è l’obbligo di divertirsi.

Tuttavia, per quanto si cerchi, con tutte le forze, di stordirsi, quel disagio resta sullo sfondo. Fossimo capaci di portarlo a chiarezza emotiva forse ci verrebbero in mente i versi di “Nella belletta” un Madrigale dell’estate dall’Alcyone “… un fiore lutulento che il sol d’ agosto cuoce, con non so che dolcigna afa di morte”.

Perché questa parte dell’estate ha decisamente a che fare con il senso di morte. Incombente, visto che ormai il nostro organismo, molto più percettivo della mente, sta registrando il declino del Sole. E questo infonde tristezza. Le foglie sui rami assumono, ogni giorno di più, le tinte vivide che preludono all’autunno, quando il soffio del vento le trascinerà via. Come i soldati in trincea di una delle più struggenti liriche di Ungaretti.

L’estate sta finendo, come nell’ormai datato tormentone dei Righeira. L’autunno incombe con i suoi colori accesi. E i suoi profumi amari. Il prunalbo di Pascoli. In un quadro di Waterhouse – si, ancora lui, così il direttore potrà dire che è una fissazione – una donna dai rossi capelli, con occhi socchiusi, si abbandona malinconica al profumo delle ultime rose.

A Ferragosto correremo sulla spiaggia, nella notte, per guardare i fuochi d’artificio. Incoscienti, al solito, di celebrare le ultime vestigia di un rito antico.

In Cina, dove ebbero origine, i fuochi non erano mero gioco, spettacolo pirotecnico per vacanzieri stanchi per il troppo sole. Era un modo per salutare la luce che declina, e per mettere in fuga i demoni che si addensano nell’oscurità.

In fondo anche questo ci dimostra che la nostra, decantata, modernità, altro non è che il cascame residuale di un intreccio di storie, gesti, parole che ci riportano molto indietro nel tempo. Quando tutto, nella vita, aveva ancora un senso non effimero.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST