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Negli ultimi giorni le cronache nazionali hanno riproposto con veemenza l’antico male sociale della diffusione di stupefacenti fra i nostri giovani.

In particolare, l’episodio di barbarie di Roma ha risvegliato il senso di comunità e di responsabilità che si dovrebbe avere soprattutto verso i più giovani, che quasi sempre sono le vittime sacrificali di una società che non sa più gestirsi. Minorenni che abbandonano il sentiero di vita felice auspicato dai loro genitori per gettarsi via con droghe, alcool e altre sostanze di sballo. Perché?

Su questo punto si scatenano ogni volta infiniti dibattiti televisivi fra esperti e commentatori più o meno competenti, nel tentativo più che altro mediatico di offrire una risposta alla massa.

Difficile che possano spiegarci cosa spinge ragazzi adolescenti nel pieno delle loro facoltà ormonali, fisiche, mentali e energetiche a preferire un certo percorso di morte a una vita ricca di esperienze necessarie e formative.

Cosa li muove verso la propria autodistruzione e depressione? Cosa serve loro per uscirne o evitare la strada sbagliata al bivio decisivo? Non lo so, lo ammetto. E nemmeno voi.

Quando è stato il mio turno ne sono uscito quasi per fortuna, per caso, inconsapevolmente. Forse mi ha salvato l’aver visto diversi coetanei non tornare più da quei sentieri. Oppure l’aver ricevuto una severa educazione e disciplina fra famiglia e scuola. Magari sono state le abbondanti informazioni ricevute sulla potenzialità assassina degli stupefacenti… mentre oggi vengono promosse per le terapie sanitarie.

Però ricordo una canzone di Renato Zero che si intitola “più su”: un vero inno alla vita che già negli anni ’70-’80 affrontava alcuni dei temi sociali più sentiti e vivi ancora oggi, proponendo una strada di amore e fede, di fiducia in sé e in Dio, per venirne fuori.

Ecco, forse la musica può essere buona (o cattiva) maestra. Come la tv, il cinema, le letture, la cultura in generale. Ecco, forse noi abbiamo perso il punto di riferimento cui volgersi in momenti di disperazione, solitudine, paura, insicurezza.

La vita umana è una lotta continua verso la propria realizzazione. Le droghe non possono essere un valido sostegno in questo senso. Forse un temporaneo diversivo. Ma non certo una soluzione alle difficoltà.

La vita è un dono che merita di essere onorato. Ma bisogna saperlo e capirlo. Sapere e capire che “più su” c’è qualcosa e si può raggiungere l’infinito. Mentre quaggiù c’è solo morte.


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