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Oggi ho voglia di ridere. Di buttare tutto in scherzo. Di celiare, fare battute. A caso. Senza intento polemico o satirico. Perché di satira in queste ore se ne vede davvero tanta. Alcune cose buone, acute. Raffinate. Per lo più roba dozzinale, scontata, che magari però un sorriso te lo strappa… E poi ci sono le volgarità. Ma di quelle non vale nemmeno la pena di parlare.

Comunque, buone o cattive, la satira, l’ ironia, non ti fanno dimenticare la realtà. La situazione in cui vivi. Anzi… Per cui non ridi. Semmai ridacchi e ghigni. E questo può darti soddisfazione. Ma non è liberatorio.

La risata, invece, ti rende libero. Se è autentica. Possente. Omerica. Appunto. Un modo di dire ormai inusuale, ma che rende bene che cos’è davvero la risata. Perché così ridevano gli antichi eroi durante i banchetti. Ebbri di vino. O di birra ed idromele. E questo perché gli uomini antichi non avevano pudore delle emozioni. Achille, offeso da Agamennone che gli ha sottratto Briseide, piange come un bambino tra le braccia della madre Teti. E resta, comunque, Achille. Temibile. Spietato.
Il riso era come il pianto. Manifestazione di anime grandi.

Già, ma su cosa si può ridere oggi, mi si potrebbe dire… Cosa c’è da ridere nella situazione che stiamo vivendo. La pandemia e, soprattutto, la paura, molto più pericolosa. Le regole istituzionali dimenticate, la stessa democrazia di fatto sospesa. Uno Stato oppressivo e occhiuto con i cittadini, cieco e permissivo con chi delinque. La viltà imperante. Il delatore incitato e incoraggiato. Le relazioni sociali a pezzi. Il futuro di due generazioni bruciato da un pugno di incompetenti. O peggio… Ci sarebbe solo di che disperare. Piangere.
E invece…

E invece che avevano da ridere i guerrieri omerici o i Fianna della leggenda irlandese di Fionn? Il giorno dopo sarebbero andati incontro alla battaglia, forse alla morte. Forse a ferite che li avrebbero per sempre lasciati storpi… Eppure ridevano durante il banchetto. E ridevano anche andando alla battaglia. Anche nel fitto della mischia…

Si. Certo. Ma questo ce lo raccontano i poeti. È letteratura. Sono leggende…
Beh, intanto, senza andare troppo indietro nel tempo, senza andare a cercare Xanto e Scamandro, soffermandoci sul Piave e sull’Isonzo… I nostri arditi della Grande Guerra. Racconta nelle sue memorie un ufficiale austriaco che si annunciavano cantando. E con scoppi selvaggi di risa. E allora il panico serpeggiava nelle trincee asburgiche. Perché di lì a poco sarebbe stato l’inferno. E le canzoni degli arditi, non a caso, sono allegre. Con parole diverse, potrebbero essere ballabili per feste strapaesane.

La risata non è solo quella del marchese Onofrio del Grillo dell’indimenticabile Alberto Sordi. Risata scettica. Di chi non crede più a nulla. Di chi, in fondo, nulla si aspetta più dalla vita.

La risata è anche, e soprattutto, quella di al-Raisuli, il Magnifico. Signore dei Berberi del Rif, nella straordinaria interpretazione di Sean Connery. Ne “Il vento e il leone”. Il capolavoro di John Milyus. La risata orgogliosa e liberatoria che chiude il film. Dopo le parole: Tutto è perduto… Ma non c’è nulla per te per cui valga la pena di perdere tutto?
Stasera ho davvero una gran voglia di ridere…


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