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Noi dobbiamo sopravvivere” leggo in una delle tante chat che seguo in questi giorni oziosamente affannati.
Al diavolo i soldi. Al diavolo il crollo del PIL. Noi dobbiamo sopravvivere!

Già, solo questo conta, ormai, nell’immaginario collettivo dominato da un panico indotto ed instillato ossessivamente. E tu hai un bel ragionare di dati, ISTAT e ISS, spiegare che la vita personale non può prescindere dal dato economico, che il tracollo della società provocherà molti, ma molti più morti di questa (strana ) pandemia … Noi dobbiamo sopravvivere ti rispondono. Che poi significa “Io devo sopravvivere! “. E degli altri, di tutto il resto, delle generazioni future non me ne frega un beneamato…

La cosa mi urta. Ma ho ormai rinunciato a rispondere. Si può tentare di ragionare con delle persone, per quanto diverse e distanti. Non con le loro paure. È inutile. Più produttivo caricare lancia in resta i mulini a vento…

Tuttavia quello che mi colpisce è la parola “sopravvivere”. Perché è parola, verbo, che non si adatta all’uomo. Ma al bruto. L’uomo vive infatti. Non si limita a sopravvivere. E cerca di dare un senso al suo stare al mondo.. E questo da sempre. Sin dai nostri remoti avi. Perché già i cacciatori raccoglitori del paleolitico, che pure conducevano vita durissima, l’età media di morte poco al di sopra dei vent’anni, inseguire le prede per mangiare, e al contempo sfuggire allo smilodonte che se li voleva sgranocchiare… già loro non si limitavano a sopravvivere. Non avrebbero affrescato le Grotte di Altamira, altrimenti. Non avrebbero praticato complessi riti sciamanici. Non avrebbero dato sepoltura ai defunti. Ma se li sarebbero, piuttosto. mangiati.

L’uomo vive. E proprio per questo accetta l’idea della morte. Non gli piace, ma la accetta. E ci convive. Anzi, ne trae stimolo. È questo il senso de I Sepolcri di Foscolo. Ed il motivo per cui il Monaco tibetano medita nei cimiteri, fra i cadaveri, secondo l’uso, esposti. In decomposizione.

Come dice Ungaretti in Veglia: non sono mai stato tanto attaccato alla vita.
Alla vita, ovvero alla possibilità di conoscere, di fare. Di amare. Non alla mera sopravvivenza biologica: mangiare, bere, dormire. Defecare…
Sopravvivere perché? Questo dovremmo chiederci? Per trangugiare un altro piatto di bucatini? Per avere ancora alcuni accoppiamenti? Per andare per un altro anno o due a guardare i cantieri?

Certo, quando il Governo viene a dirci che prima di tutto viene la salute… Che cosa ci si può aspettare dalle persone,? Il mito fasullo dell’immortalità personale e fisica è dominante. La buona salute è importante, ma non può essere fine a se stessa. E, invece, oggi appare evidente che la paura della malattia e della morte trova terreno fertile ove attecchire e prosperare in un uomo che non ha altro orizzonte che la propria sopravvivenza fisica. Assolutamente egoistica. Un livello di coscienza inferiore a quello degli animali. Che hanno il senso della continuità della specie. Un istinto che, palesemente, a noi manca. Perché morto io, morto il mondo. E nulla conta quello che ci sarà dopo.

Ogni popolo ha il governo che si merita. E gli italiani si meritano questo governo, che sta chiaramente sfruttando la loro paura del morbo per restare in sella. Per sopravvivere. Non per governare nell’interesse comune.

Orazio chiude i Carmina, il suo capolavoro, dicendo: Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo, più alto delle Piramidi d’Egitto… Non morirò totalmente.

Sono passati due millenni.
Di chi si accontenta di sopravvivere, tra una manciata d’anni, non resterà neppure la cenere.


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