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Non sopporto questa mascherina – mi dice Mauro, banco di casalinghi al mercato – mi dà fastidio, mi irrita la gola…” scuote la testa “eppure mi tocca portarla. Altrimenti c’è sempre qualche cretino… E non ho voglia di litigare…

Mauro è persona mite. Ma l’insofferenza è palese. La mia stessa insofferenza. Anche se io tanto mite non sono…

La mascherina è un fastidio. E un’umiliazione. Un simbolo di servaggio. Di schiavitù. Inutile, anzi dannosa all’aperto. E di scarsa utilità anche negli spazi chiusi. Ma ti viene imposta. Non solo, e forse neppure tanto dai diktat del Conte Zio e dalle soperchierie dei don Rodrigo locali, quanto dalla massa che la porta. Che la inalbera come orgogliosa insegna della sua obbedienza. E della sua viltà. E che non sopporta che qualcuno la rifiuti. Che qualcuno giri a volto scoperto. Non è solo paura di un ipotetico contagio. Il coraggio degli altri, anche solo la loro dimostrazione di libertà, da’ fastidio. Anzi, è insopportabile. Perché mette in luce la tua vigliaccheria. Il tuo essere schiavo. Uno schiavo acquiescente. E forse soddisfatto di tale condizione.

Le mascherine nascondono il volto. E soprattutto uniformano. Paradossale. Abbiamo tanto sentito predicare contro il velo islamico… E adesso… Ma il chador ha una sua bellezza. Conferisce fascino. Mistero. Esalta la bellezza degli occhi. E se portato bene, con esperta eleganza, seduce. Ricordo una splendida iraniana, inguainata in un abito che sembrava una seconda pelle. Il volto e lo sguardo esaltati dalla cornice del velo… A quella cena, gli sguardi di desiderio erano tutti per lei…

Le nostre mascherine salva vita sono solo squallide. Anonime nel migliore dei casi. In altri fanno solo sembrare rane e ranocchi coloro che le portano.
Mi fanno venire in mente un romanzo di Michael Moorkok. Uno dei maestri del fantasy seriale. Non ricordo il titolo, lo lessi una vita fa. Ricordo che faceva, forse, parte del ciclo dell’Eroe Eterno. O di quello di Corum dal manto scarlatto.

Su un altro piano del multiverso domina l’Impero Nero. Con sede a Londra. Dove tutti devono portare il volto coperto da orride maschere teriomorfe. Lupi, cinghiali, mantidi… a seconda dell’ordine di appartenenza. Nessuno deve rivelare il volto. Il volto è simbolo dell’individualita’. E non vi è posto per questa nell’impero globale d’Occidente…

E strano come un vecchio libro, letto decenni or sono, possa divenire una chiave per capire. Anzi, una lente per leggere in controluce la realtà…

Le mascherine rappresentano simbolicamente la rinuncia all’individualità. L’aver posto la sopravvivenza del branco, meglio del gregge, al di sopra di ogni diritto e libertà individuale. Sono già una modalità di controllo. Non servono fantascientifici chip impianti sotto pelle. Chi le porta è un suddito obbediente. Disponibile a tutto. A farsi sfruttare. E portare al macello.

Chi le rifiuta un pericoloso individualista. Un untore. Ma non perché propaghi il corona virus. È altro il morbo che può diffondere. Molto più pericoloso…


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