fbpx


Quando seminare paura sembra non essere più sufficiente si cambia coltura. E si prova a seminare speranze. Vane, ma speranze. Anche perché mai è stato vero come oggi il vecchio detto: chi vive sperando muore cantando.

E un popolo (si fa per dire) che se ne è stato chiuso in casa per mesi, cantando felice dai balconi, un popolo che intona l’inno nazionale con strofa finale “Siam pronti alla morte… Italia chiamò!” bardato di guanti e mascherine e lietamente prono ad ogni soperchieria, anche la più assurda, imposta da un manipolo di improvvisati, in nome del fantomatico ” diritto alla salute”… beh un popolo siffatto non può che trangugiare qualsiasi fanfaluca gli venga ora propinata. E sperare.

Altrimenti dovrebbe guardarsi in faccia per quello che è. E fare l’unica scelta onorevole e sensata. Seguire l’esempio dei simpatici lemmy. Buttarsi a mare in massa. Facendo così spazio per nuovi arrivi. Con gioia del ministro Belladonna e di Laura Boldrini. E la benedizione in streaming del Vaticano…

Il Conte Zio, in diretta a reti unificate – roba che neppure il Berlusconi nei suoi sogni di onnipotenza…- ha dispensato a piene mani illusioni e promesse, dosandole sempre con velate minacce atte a mantenere in vita la paura del virus… Altrimenti la massa di drogati del terrore, che è appunto la peggior droga, quelli che si stanno facendo installare a frotte l’App Immuni, rischierebbe una crisi di astinenza…

Comunque, gli italiani, soprattutto quelli che non ragionano, hanno ripreso a nutrire la speranza che tutto stia andando davvero per il meglio. Che ne stiamo uscendo migliori. Che l’economia riprenderà alla grande. Che tutti pagheranno meno tasse, che la scuola disegnata dall’ineffabile Azzolina sarà migliore. Che sarà tre volte natale e festa tutto l’anno. Per dirla con il compianto Lucio Dalla…

Mi sembra di essere cattivo. Di portar via le caramelle a dei bambini scemi. Ma mi tocca dire che tutto questo non solo non è realtà, ma neppure speranza. Illusione, ottusa e infondata, certo. Ma non speranza.

Perché la Speranza, quella vera, è ben altra cosa. Una Dea, dicevano i latini. L’ultima Dea. E non era solo un modo di dire.
I greci, grandi affabulatori di miti, narravano che quando Pandora apri il Vaso, e i mali si dispersero per il mondo, Zeus volle che solo una divinità restasse accanto all’uomo. Elpis. Speranza.

I Romani le tributaroni un culto particolare. Il più importante Tempio di Spes fu consacrato dopo la Prima Punica, ai piedi del Campidoglio, dove era il Foro Olitorio. Il Mercato delle verdure.

E, in età Antoniana, Spes fu raffigurata come una bellissima Donna, che incede con la veste leggermente sollevata, un piede nudo. Perfetto. Un mazzo di fiori in mano.

Dicono sia il ritratto di Faustina, la moglie defunta di Antonino Pio. Ma, palesemente, è anche Flora. La Dea dei fiori, delle piante. La Dea della rigenerazione della vita. Che è, poi, ciò che dà senso alla parola speranza.

Spes è, però, una Dea esigente. Per lei è particolarmente vero il detto che non vi è Dio che combatta per chi non è in armi. E i romani, sostenitori che ognuno è in certo qual modo fabbro della sua sorte, la onoravano nel giusto modo. Combattendo. Senza mai arrendersi.

Spes è donna. Ed è donna di eccezionale bellezza. È restata accanto agli uomini per ordine di Zeus. Ma non si concede facilmente. Va assediata. Attesa. Conquistata con l’azione e la dedizione. Allora ripaga con la pienezza dei suoi doni. Disprezza i pavidi. Gli incostanti.
Amarla senza nulla attendere. Senza nulla pretendere. Questo si deve all’autentica Speranza…

Le altre speranze, quelle che i demagoghi di cattiva razza seminano a piene mani, e che appaiono gratuite, facili da realizzare, tranquillizzanti… sono false. Non sono speranza. Solo fantasmi ingannevoli e subdoli. Che però ingannano solo chi vuole esserlo. Chi si è già venduta l’anima al demone della paura…


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST