fbpx


Nostalgia, nostalgia canaglia… Vecchia canzone. Sentimento più che mai attuale. E le nostalgie, in questi giorni, sono davvero molte. Complesse. Variegate…

Ti confesso che ho una grande nostalgia del bar…” mi dice un amico al telefono. Lo capisco perfettamente. La provo anch’io. E si fa struggente se, nella mezz’ora d’aria concessami per fare la spesa – stanno meglio gli ergastolani – passo davanti al bar che ero uso frequentare. Prima della tirannide pseudo – salutista.. Prima dello Stato teocratico virologico…

Mi si dirà: vabbe’ ma il caffè, o la birra, o l’aperitivo te li puoi bere tranquillamente a casa. E risparmi pure. E parecchio…
Ma chi parla così rivela, a mio avviso, gravi lacune culturali. E problemi nelle relazioni sociali. Perché bar, caffetterie, pub non sono solo spacci di bevande. Sono luoghi di aggregazione. E di cultura…

Nei grandi Caffè si è fatta la cultura e la letteratura italiana, e non solo italiana, degli ultimi due secoli. A partire da quando, a Venezia, fu aperta la prima Bottega del Caffè. Per dirla con Goldoni. Ma già prima esistevano le ben più popolari Osterie. Rigorosamente senza la H…

Le riviste che hanno fatto, in tutti i sensi, il ‘900 sono nate nei Caffè. Il Leonardo, l’ Hermes, il Regno, la stessa Voce venivano per lo più scritte ai tavolini delle “Giubbe Rosse” di Firenze, del “Greco” di Roma… E a quei tavolini avvenne l’epica scazzottata fra Soffici, Bocconi e Marinetti, narrata da Prezzolini nei Diari. Da cui nacque il Futurismo fiorentino, e quel gioiello che è “Lacerba”…. E potrei continuare… Moravia ventenne che scrive “Gli Indifferenti” ad un tavolo del caffè della Casa d’Arte Bragaglia, nel romano Vicolo degli Avignonesi… I Caffè e le bettole di Trieste dove Joyce pensava l’intricato tessuto dell’Ulysses, tracannando vino e intonando canzoni popolari…O i primi Bar importati dagli States. Quelli dove ti sembrava di vedere l’ombra del Marlowe di Chandler. E dove potevi incontrare, all’Harry’s di Venezia, Hemingway o John Wayne che scolavano bourbon…

Si va bene, mi si dirà, ma per lo più si va al bar per bere… Mica per fare cultura. E non tutti i bar sono l’Harry’s. Non tutte le caffetterie il Florian…

E invece no. Anche nel più piccolo bar di periferia, nella osteria ammodernata in caffè di un paesello, non si va solo per bere. Ma per le relazioni sociali. Che sono cultura.
Lì si discute di tutto. Dal calcio alla politica. Sono degli arenghi popolari. L’ultima roccaforte della democrazia diretta. Un luogo di libertà. Per questo le tirannidi li temono. Per questo vengono chiusi e proibiti.

E poi sono da sempre luoghi ove nascono le amicizie. E anche gli amori. I primi amori, in baretti discreti, dopo aver bigiato la scuola… Ed anche dopo, seduti a conversare. Un caffè, o uno spritz (rigorosamente Campari) e magari un paio di splendenti occhi verdi davanti…

Riaprite!!!!!


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST