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Non è un paese per giovani… Parafrasando il romanzo di McCarthy, e l’omonimo film del 2017, possiamo davvero dire che l’Italia è un paese per vecchi. E lo è da tempo. Infatti, non a caso uno dei problemi principali del nostro sistema desiva dal fatto che la “piramide” è completamente rovesciata.

Troppi pensionati, rispetto a coloro che ancora sono in età lavorativa. Un sistema insostenibile. Un’architettura destinata al disastro…

E poi i giovani, in questi giorni, sono spariti. Quando esco per andare al mercato, i quattro passi concessimi dal dispotismo moralistico sanitario imperante, incontro per lo più vecchi. Vecchi e vecchie, in genere con i loro amati cagnolini. Il pass per la libertà.

Alcuni, come me che certo giovane non sono, hanno un’espressione insofferente. Irata. Ma, per lo più, sembrano felici. Terrorizzati, certo, che gli viene ricordato ad ogni minuto che il virus colpisce in modo letale soprattutto loro. Come sempre è avvenuto, per altro. Come è naturale per ragioni biologiche. Solo che prima non se ne parlava. Mentre adesso… Comunque felici, perché si sentono i padroni della città. Gli altri, i giovani, i bambini soprattutto, devono restare rinchiusi. Untori. Minacce per le loro vite. E il mondo è stato chiuso per salvarli. Per regalargli ancora qualche anno. O solo qualche mese. Di paura. Questo è quello che viene loro narrato di continuo. Narrazione falsa, che nasconde ben altri scopi. Ben altri interessi…

Già, ma i giovani dove sono finiti? Li intravedo verso le sei di sera che cantano dai balconi. Sempre meno ogni giorno che passa. E con voci sempre più fioche… Qualcuno, ogni tanto, porta a spasso il cane. O forse il cane porta a passeggio lui. Anche questi, con rare eccezioni, hanno l’aria stranita. Non è il loro mondo. Non lo è più. Niente feste. Niente serate. Niente di niente. Nemmeno il sesso… Di colpo, tutto svanito. Amicizie, amori, il frastuono, la musica a palla… Forse per qualcuno restano le canne. O peggio. I pusher sono tra i pochi a girare indisturbati. La polizia è troppo impegnata a sorvegliare e intercettare le mamme coi passeggini…

È un mondo di silenzio. Si sente persino il canto degli uccelli. E i giovani non sono abituati. Non lo riescono a sopportare. Anche se sino a ieri magari marciavano dietro alle insegne di Greta. E pensavano di salvare il mondo. Ma ora il mondo li spaventa. Non senza ragione. In tre mesi stiamo bruciando le prospettive future di almeno due generazioni. Il lavoro. Lo studio. I diritti civili. La libertà.

Mi chiedo se se ne rendano conto, o se si bevano senza porsi problemi la pozione del terrore somministrata per via mediatica.
E mi chiedo perché, se capiscono ciò che sta venendo loro fatto, non si ribellino. In altre epoche, per molto meno, i giovani hanno scatenato rivoluzioni…

Ma forse sono stati anestetizzati per troppo tempo. Falsi miti. Ideali astratti e privi di forza. Un’educazione edonistica, che li ha totalmente deresponsabilizzati.. E poi il ministro, o come dir si voglia, ha detto che quest’anno saranno tutti promossi. Il “Todos Caballeros!” sembra funzionare ancora…

Intanto il loro avvenire diviene sempre più vago. E loro cominciano a comportarsi come vecchi. Vecchi malvissuti. Inetti. E incapaci di sperare.


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