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Leopardi dice che la noia è peggiore del dolore. Perché il dolore ti fa, comunque, sentire vivo. La noia ti ottunde un po’ alla volta. Spegne le emozioni. Inibisce il pensare.

Ti trascina in una dimensione limbica. “Di duol sanza martiri” per citare Dante. Citazione forzata e inappropriata. Ché il Poeta cosa fosse la noia non lo sapeva. Né la conoscevano gli uomini della sua epoca. Non avevano tempo per annoiarsi. La vita fisica era troppo breve. Quella interiore troppo intensa.

La noia è legata alla modernità. Al nostro tempo. E al chiedersi se il tempo, se la vita abbiano senso. Non per nulla è, forse, l’elemento portante della Recherche. Chiedersi il senso della vita vissuta. Interrogarsi sul Tempo perduto…pigramente. Inutilmente.

Svevo non usa la parola noia. Ma la Senilità di Emilio Brentani, a ben vedere, non è altro. Guardare la vita come il classico vecchietto che sta fermo ore a guardare i cantieri… Non essere capaci di vivere… Poi c’è Moravia. Certo. Dall’idifferenza alla noia il passo è breve. E descrive, con rara sottigliezza, il divenire della nostra società. Quella i cui frutti tossici possiamo oggi vedere… E degustare.

La noia non è tenebra. Perché nella tenebra vi è il mistero. E non è neppure nebbia fitta. La nebbia ha una sua, inquietante, bellezza. Evoca paesaggi norreni. Suggestioni del Nibelhaim. La leggendaria Terra dei Giganti…

La noia è, piuttosto, una foschia. Un velo che ti permette di vedere le cose, le persone. E tuttavia le rende tutte sfumate. Annichilisce la varietà. Le percezioni non sono più stimolo. Emotivo o intellettuale. Tutto ti appare monotono. E monocromo.

La noia è figlia dell’accidia. Il male oscuro dell’uomo moderno. Che già Petrarca intuì come la tabe che gli corrodeva l’anima. E Petrarca rappresenta l’archetipo dell’uomo moderno. Lo prefigura. Anche nei suoi difetti.

Questi sono giorni di noia. Chi ha l’animo dominato dalla paura non se ne accorge. Ma chi la domina, o anche non se ne lascia sfiorare, deve poi affrontare un nemico ancora più insidioso. La noia, appunto.

E, per farlo, per non divenirne preda, deve attingere alle risorse ultime del coraggio. Ad un coraggio diverso. Più profondo.

È un coraggio che deriva dal sapere affrontare il vuoto. E danzare. Come Zarathustra di Nietzsche. Come Shiva nella tradizione tantrica.


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