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I medici sono le nuove pop star di questa strana Italia che stenta ad uscire dalla peggiore pandemia della sua storia. Che, intendiamoci bene, non è quella del COVID-19.

Ma quella della paura. Una paura che si è insinuata nei cuori peggio di una polmonite interstiziale. Molto più contagiosa. E micidiale.

E i medici sono diventati le star, ovvero le stelle polari, i riferimenti, le sibille cumane di questo periodo. Chi sino al giorno prima parlava di Cristiano Ronaldo e di Icardi, si è ritrovato, di punto in bianco, a discutere con altrettanto accanimento di Burioni o della Capua… Il bollettino medico della protezione civile, rilasciato in conferenza stampa alle sei in punto ogni sera – peccato non fosse un’ora prima, perché con Garcia Lorca avremmo potuto fare paragoni funambolici – ha sostituito nell’immaginario collettivo le più importanti trasmissioni sportive…
Insomma i medici, come ho detto sono le, nuove pop star..

Strani medici, però… Perché invece che essere nei pronto soccorsi o nelle corsie d’ospedale a lottare, insieme ai loro colleghi che hanno pagato pesanti scotti, contro il virus, a cercare di salvare vite, se ne stavano, e ancora se ne stanno, pressoché in pianta stabile negli studi RAI o MEDIASET. Le due grandi rivali per una volta perfettamente uniformi nelle scelte. E soprattutto nelle voci di esperti, veri o presunti, che dovevano venire propagate urbi et orbi… Perché quelli che cantano fuori dal coro udienza ne hanno avuta ben poca. E nulla conta che fra questi vi fossero un paio di Nobel, Mintagnier e Gallo, e l’allievo e continuatore di Sabin, Giulio Tarro. I Medici, gli Esperti per antonomasia erano e restano altri. Quelli consonanti con la vulgata voluta dal Conte Zio. I suoi consiglieri. Quelli che prima hanno proibito ogni attività, anzi quasi ogni forma di vita all’aria aperta. Ed ora pretenderebbero che si andasse in spiaggia con la mascherina, non ci si avvicinasse alla fidanzata e all’amante a meno di un metro, si mangiasse la pizza separati da pannelli di plexiglass come si fosse al parlatoio di Alcatraz… Dei geni scientifici…

Ci vorrebbe Molière. Certamente ne trarrebbe una nuova, caustica e modernissima, versione del suo Malato Immaginario. Quei medici arruffoni, parolai, incompetenti, capaci solo di proporre salassi e clisteri. Quei medici come avidi avvoltoi al capezzale di un ipocondriaco compiaciuto del suo essere, o meglio sentirsi malato. Quei medici che non curavano, ma all’opposto favorivano in ogni modo il protrarsi di una malattia immaginaria. E, soprattutto, sfruttavano la paura della malattia… E quel malato, poi… Che, alla fin fine, più di ogni altra cosa temeva di guarire. Di dover tornare a vivere. A fare scelte. A decidere. Perché la libertà fa paura. Implica la responsabilità. Meglio, molto meglio che siano altri a decidere per te. Meglio rimanere illimitatamente in una sorta di limbo. Credendoti protetto e coccolato. Mentre ti stanno solo derubando. Dei tuoi averi. E peggio ancora della tua vita. Quella vera.

I “medici” che si affollano intorno al capezzale mediatico degli italiani – non quelli veri, che in silenzio hanno faticato in questi mesi – non sono, però, buffi e divertenti come quelli usciti dal genio del commediografo francese. Sono tetri. Coperti da maschere mostruose come nei quadri di scuola napoletana del ‘ 600, quella che rappresentò drammaticamente la grande pestilenza. Non curano, non rassicurano… Al contrario diffondono con ogni mezzo il morbo. La paura. Sulla quale fondano le loro fortune. E con la quale esercitano un potere assoluto e meschino. Su un “malato” che sempre più appare crogiolarsi nella sua malattia. Incapace di reagire. Incapace di capire. Inetto, ormai, a vivere… È così che i popoli si estinguono e crollano le città.


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