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Come tutti, lascio scorrere il tempo. Cerco, però, di non farmi trascinare nel fiume della paranoia, nell’ossessione compulsiva di informazioni più o meno aleatorie. Nella nevrosi e nella paura.

Ricordo le Intercoenales di Leon Battista Alberti. Che non fu solo geniale architetto, ma anche matematico, poeta e filosofo. Una sintesi di cui è prova il luminoso equilibrio di Sant’Andrea, a Mantova.

In una di queste meditazioni – destinate, idealmente, ad una cena di filosofi – Alberti spiega la vita con l’allegoria di un fiume impetuoso. Vi è chi affoga, chi si dibatte, chi cerca rifugio su una zattera… Il saggio riesce ad uscire dalle acque. E, sullo scoglio, solitario, contempla. Immagine che, forse, viene da Dante. Ma che si ritrova già nel De rerum natura di Lucrezio.

Io, certo, non sono un saggio. Ma in molti anni, e a prezzo di molti errori, ho compreso che è necessario staccare la mente dal contingente, liberarsi dai pensieri ossessivi. Per non essere travolto dalle acque in tempesta.

Niente di meglio che guardare, di notte, il cielo. Illudendosi, per un momento, di essere un astronomo alessandrino, ebbro di solitudine e assetato di infinito.

In queste sere la Luna sarà piena. E al contempo raggiungerà il perigeo. Il punto più vicino alla Terra. Sarà una Super Luna dicono gli astronomi. Quelli veri. E si produrrà un raro fenomeno ottico. Sarà una Luna rossa. Detta anche Luna Rosa. Perché sembra un giardino di rose in piena fioritura.

Come flussi, onde del mare, ritornano i versi del Roman de la Rose in lingua d’oil. Poi, “Rosa, riso d’amor del ciel fattura / rosa del sangue mio fatta Vermiglia…” Marino, ovviamente.

E il giardino delle rose ne L’Amorosa Visione, del Boccaccio. E….
Parole, musiche… Il silenzio non è più tale. Per un attimo la solitudine evapora.
Mi sento, incredibilmente, felice. E mi accorgo che, anche questa, in fondo, è una citazione. Ungaretti.

Guardare il Cielo, contemplare la Luna, Diana fra le Pleiadi, bellissima e intangibile… È liberarsi dal contingente. Ritrovare la vera dimensione della libertà. Che è mentale. Immagine interiore. Non soggetta alla prigionia dello spazio terrestre.

È un vagare libero, che nessun editto di Conte ti può negare.
Il sonno sarà senza incubi. E mi potrò librare in un altrove ove tutto è possibile. Nel giardino delle rose che non sfioriscono. Nel giardino della Luna. Basta che riesca a ritrovare l’Ippogrifo…


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