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Esco malvolentieri, mi dice al telefono il Gianni. Non che abbia paura di sta fuffa del corona virus… a me ste fole non le possono dar da bere… È che mi dà fastidio la gente…

Tutti questi con guanti e mascherine, che camminano strisciando lungo i muri… come neppure nella peste del ‘300…i vecchi terrorizzati. E i giovani peggio ancora… Un popolo di… Ma che dico… Questo non è più un popolo. E forse non lo è mai stato…

Condivido. L’ ho scritto sino a nauseare i miei pochi lettori (magari fossero i fatidici 25…) lo spettacolo degli italiani in questi mesi è stato, e continua ad essere indegno. E anche indecente. Con delle eccezioni, però…

Mi sono un po’ rincuorato, aggiunge il Gianni, solo portando la macchina dal meccanico. Ferma da troppo. Dovevo farle dare un’occhiata… E lì, incredibile, ho trovato alcune persone normali. Che si comportavano normalmente. Parlavano di cose normali. Macchine. Lavoro… Senza mascherine. Niente virus… Solo qualche maledizione al governo… Mi è sembrato di respirare…

Già, perché è ormai una sorpresa scoprire che esiste ancora la normalità… Essere normali, non vivere nel terrore. Continuare ad essere se stessi. O meglio, dimostrare di essere uomini, con convinzioni che non vengono a cadere come foglie morte al vento della paura. Dimostrare che quello che si era prima è autentico. Non solo facciata. Non solo maschera sociale, abbandonata per essere sostituita dalla mascherina della paura. E della schiavitù.

Passo in rassegna, mentalmente, persone che mi sono note e con le quali sto mantenendo in qualche modo i contatti. Poche, purtroppo. I più sono finiti nel calderone del panico indotto mediaticamente. E sono svaniti in una marmellata insapore e incolore… Qualcuno resta, però. Franco, ad esempio, che crede fermamente in Dio. E il suo è un Dio antico, non quello della Chiesa sociologico – modernista che dà l’ostia con i guanti per tema del contagio. Quando ancora si avventura a darla. Franco è restato se stesso. Con le sue convinzioni e la sua fede, non facile ne’ comoda. E con la sua passione per la storia del calcio, della quale ha una conoscenza enciclopedica.

Vi è un’amica che lavora duro nei servizi sociali. E nella clausura forzata realizza splendidi gioielli.

Ed un’altra che affronta la solitudine e la lontananza dagli affetti, nonché le asperità di una vita non facile, rifugiandosi nella musica e nella poesia. E coltivando i fiori nel suo giardino. Come una Signora del Sidh, dipinta da Waterhouse in un raggio di Luna…

E vi è Pietro, vecchio guerriero, un passato avventuroso in terre remote. Non ha paura. Solo rabbia in corpo. Perché vorrebbe scendere in campo e combattere ancora.

E vi è un altro Franco antico maestro che beve caffè, medita. Persegue la conoscenza e guarda con ironia tanti che non riescono a vivere, per paura di morire…

E poi Masir il pescivendolo, Ahmed il fruttivendolo. Natale che mi fornisce formaggi favolosi. Continuano come se nulla fosse. Il coraggio della normalità…

Per dirla con una vaga eco dei Proverbi, sono le lampade ad olio che cercano di rischiare la tenebra di questa lunga notte.


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