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Io non mi sento italiano…. Una delle canzoni più belle, e intelligenti, di Giorgio Gaber. Mi continua a frullare in testa da un po’ di giorni… E ogni giorno che passa la sento risuonare con maggior forza…

Perché è così. Io, ora come ora, mi sento sempre meno italiano. Non che prima ci fosse una totale identificazione con l’italiano medio … Non con quello degli spaghetti al dente e un partigiano per Presidente, il ruffianesco successo del buon Toto Cotugno…

Sinceramente, ho sempre distinto l’Italia dagli italiani.
Cesare Pavese, ne “La casa in collina” il suo romanzo migliore, dice : Non amo l’Italia. Amo gli italiani…

Per me è vero l’opposto. Amo, profondamente, l’Italia. La sua storia, anzi le sue storie. Rigorosamente al plurale. Perché è terra di tante storie e tante culture. Un sintesi artistica di cui fanno parte greci e romani, goti e arabi, e ancora franchi e spagnoli, slavi e tedeschi. L’Italia della Santa Croce cantata da Foscolo. La Terra dei Morti che ha dato al mondo la Commedia di Dante, le Rime di Petrarca, l’Adone del Marino, i Canti di Leopardi… E l’architettura di Arnolfo di Cambio e del Palladio. Leonardo e Raffaello. Michelangelo e Caravaggio… E la musica di Monteverdi, Rossini, Vivaldi… Elenco infinito.

È l’Italia di Garibaldi e degli ultimi alfieri borbonici arroccati a Gaeta. Dei marinai istriani e veneziani che, a Lissa, trionfarono sotto le insegne degli Asburgo al grido “Viva San Marco”! “. Ed è l’Italia del Piave, della beffa di Buccari, della Reggenza di Fiume… E potrei continuare…

Però gli italiani sono altra cosa. Non che mi siano antipatici. Tutt’altro. E non sono affetto da alcuna forma da esterofilia. Non sono anglofilo, né germanofilo, né altro. Però non riesco davvero a sentirmi italiano. Il mito degli “italiani brava gente” mi dà fastidio. Amo i film di Alberto Sordi. Che però rappresentano un italiano, un popolo che non mi piace. Pavido, opportunista, mediocre e orgoglioso della propria mediocrità…

E quando vedo il Presidente fare il bel gesto, solo, con tanto di mascherina, salendo il 25 Aprile all’altare della Patria, non mi commuovo. Anzi, provo solo fastidio. Intanto perché è retorica sentimentale e facilona. E per di più scopiazzatura del Papa in Piazza San Pietro. Che, per inciso, manco lui m’è piaciuto. Però ammetto che la scena aveva una sua suggestiva grandezza. Vuoi per lo scenario, vuoi per i secoli di tradizione che, piaccia o meno, evocava… Quella dell’altro giorno in Piazza Venezia… beh, scusate, ma mi sembrava solo un remaking di quart’ordine…

So che, però, a molti è piaciuta. Ha addirittura commosso. Quel sentimentalismo superficiale che non sopporto. Che trovo antiestetico. Per me un governante deve fare ben altro. Essere ben altro. Machiavelli lo ha insegnato a tutto il mondo. Ma qui, in Italia, sembra proprio che sia stato dimenticato.

Malaparte – che era italiano per scelta, visto che si chiamava Curt Suckert – ha rappresentato come pochi altri pregi e difetti del nostro popolo. L’Arciitaliano è esplicativo. E “La pelle” spiega, in fondo, perché siamo diventati così…

Insomma, per tornare a Gaber, io non mi sento italiano. Però, purtroppo o per fortuna, lo sono. Non ci si sottrae al proprio destino.


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