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Papà, esistono le fate?
Alzo gli occhi dal libro… ma stai sempre leggendo, direte. Certo. È l’abitudine di una vita. E in questi frangenti – quarantena ed altre bazzeccole di cui inutile parlare… – un’ancora di salvezza…

Perché me lo chiedi?
Sai, ho visto una luce… Una luce piccolina, di là, nella camera…

E perché pensi che debba essere proprio una fata? Poteva essere qualsiasi altra cosa…
Beh, ma in quel cartone, Peter Pan, la fatina, sua amica, Trilly è piccola e luminosa… proprio come quella luce che ho visto. Così ho pensato…

Già, Trilly o Campanellino…la storia di Peter Pan. Il romanzo di Barrie. Con innumerevoli declinazioni cinematografiche, televisive… A mio figlio piace molto. Per ragioni… Vabbe’ qualche volta mi dice che lui non crescerà mai. Che se ne volerà sull’isola che non c’è… E mi stringe il cuore. Comunque…

Papà, esistono le fate, vero?
Una delle tante domande cui è difficile rispondere. Fossi un genitore razionale, gli spiegherei che sono leggende. Miti. O peggio favole per bimbi piccoli. E che lui, ormai, sta diventando troppo grande per queste cose… Già, ma lui la prima infanzia non l’ha avuta. Sta vivendo tutto insieme ora, da quando è con me. Infanzia, primi segnali dell’adolescenza… Una miscellanea caotica. Difficile da decifrare… Si può solo accettarla…

Insomma, gli dovrei dire che le fate non esistono. E affrontare la sua delusione. Ma ne ha avute già tante…
E poi, sono davvero sicuro che sia così?

Lasciamo stare Shakespeare e il suo “ci sono più cose fra terra e cielo che nella tua filosofia…” ma chi mi dice che noi, oggi, si abbia ragione, si conosca la verità… e gli uomini per secoli, invece, abbiano vissuto nell’errore? E questo, accidenti, è anche Pirandello… E se vogliamo Schopenhauer…
Sì, le fate esistono, rispondo. Fanno parte del Piccolo Popolo. Il Popolo incantato. Con folletti, elfi…

Mi guarda. Silenzioso. Ma il suo ruminare pensieri fa rumore. Molto.
Poi…
Ma allora, perché mi dicono che non è vero… che non ci sono?
Chi te lo dice?
Altra pausa.
Gli amici… anche la mamma..
Non la maestra? “No. Lei no. Lei mi ha detto che sono favole. Ma che le favole, in fondo in fondo, sono sempre vere…
Ragazza intelligente. Ancora qualcuna ce n’è, per fortuna.
Ma non ho capito bene…” aggiunge.
Vedi, le favole raccontano una realtà diversa da quella che siamo abituati a vedere tutti i giorni. Ma non per questo meno vera. Ma solo pochi riescono a vederla questa realtà… altra. Diversa.
E perché gli altri non la vedono, papi?
Perché non ci credono. E credere è necessario per vedere. Quelli che non credono, allora, dicono che le favole non sono vere. Che sono sciocchezze..

Mentre gli sciocchi sono loro, vero papi?
Più che sciocchi sono ottusi. Ciechi. Poveri di immaginazione… E credono di essere razionali, ma in realtà combinano ben poco… Chi ha fantasia, invece…
E mi viene da raccontargli di Schliemann. Tutti gli dicevano che era folle. Che Achille ed Ettore erano solo favole. Poi…
Allora lui quella città la ha trovata perché ci credeva, papi?
Si. Ed è come per le fate e il regno incantato. Se ci credi le puoi vedere. Altrimenti…
Ma io vorrei anche incontrarla. Vorrei parlare, giocare con lei
Sorrido. È un bambino..

Può accadere. Non è facile, ma può accadere. Raccontano che nei boschi, in estate, le fate si riuniscono su dei prati. Per danzare nella luce della Luna. Mentre gli elfi suonano. Ma se le incontri devi stare attento. Possono portarti via con loro, per anni. Nel regno incantato. Il regno di Sidh.

E se non ti portano con loro? Che accade?
Beh, accade che tu non potrai mai dimenticarle. E penserai a loro per tutta la vita…
Sono molto belle, vero papà?
Si. Sono bellissime…
Mi guarda. Un sorriso diverso. Poi mi strizza l’occhio e se ne va.
Questo è già l’adolescente in lui…


Reader's opinions
  1. Francesca   On   9 Giugno 2020 at 22:53

    Le fate esistono: le senti dai veloci passetti sulle foglie secche al suolo intrappolate fra i fusticelli di erba fresca. Le senti nello scampanellare del vento fra i rami più alti, a volte le puoi vedere nella notte fonda in luoghi solitari e puri e ti fanno credere che sono lucciole, oppure prendono il the’ nella casetta in un tronco di un folletto vicino al fiume. Recitare “Amici” per entrare e battere tre colpi sul portone rotondo. E poi in Inghilterra la sanno lunga sui riti del Piccolo Popolo intorno al falò. Gli alberi parlano e le radici si nutrono delle anime degli eroi morti e tutto questo i boschi lo narrano se ascolti. Esistono le fate, gli spiriti, la magia, l’energia del mondo che perdura e prima o poi si ribellerà alla razionale tristezza della sovrastruttura meccanica.

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