fbpx


La paura è una brutta consigliera. Sempre. Ti impedisce di guardare le cose con occhio limpido. Di ragionare con lucidità. Dante la paragona ad un’ombra, inconsistente. Che però spaventa, anzi terrorizza l’animale privo d’intelligenza.

Ed è proprio la paura cieca e irrazionale che ti fa perdere il ben dell’intelletto. E ti riduce a livelli bestiali. O peggio. Le scene cui siamo costretti ad assistere in questi giorni ne sono la riprova.

Certo mi si potrà dire che è naturale, per tutti gli uomini, temere la morte. È vero. Ma solo sino ad un certo punto. Steinbeck, in quel capolavoro giovanile che è “La santa Rossa”, la vita, romanzata e romantica del pirata Morgan, fa una affermazione che mi è restata impressa. E si che lo lessi che avevo più o meno sedici anni. Dunque, dice che i veri uomini temono il morire, non la morte. La sofferenza. Il dolore del trapasso. Non un’idea astratta.

Eppure quella che vediamo è una paura astratta. Che degenera sempre più nel panico. Un panico che impedisce di vivere. Che ti fa morire ogni giorno, anche se sei sano come un pesce. Perché è vero quello che diceva Shakespeare: i codardi muoiono mille volte. I coraggiosi provano il sapore della morte una volta sola. È il “Giulio Cesare”.

Già, ma il coraggio, chi non ce l’ha, mica se lo può dare… Don Abbondio, purtroppo, è la figura emblematica di questa Italia molto più di Cesare. È il nostro progenitore. Il nostro paradigma e archetipo culturale. E sopratutto morale. Come ben spiega il De Sanctis parlando di “donabbondismo” della cultura italiana.

Donabbondismo che è l’atteggiamento morale oggi dominante e palese. Ma che, parliamoci chiaro, cova da sempre sotto la cenere della nostra coscienza nazionale. Di italiani e, in fondo, di cattolici – se non altro per ascendenza e retaggio – alquanto… tiepidi. D’altro canto la stessa Chiesa dei nostri giorni assomiglia più a quella del buon curato che all’altra. A quella di Padre Cristoforo.

E in fondo a noi italiani don Abbondio è stato sempre più simpatico di quel duro Cappuccino che aveva gettato la spada e rivestito il saio… Non per nulla nell’ultimo sceneggiato tratto dal Manzoni, don Abbondio lo faceva Alberto Sordi. Simpatico, appunto. Ancorché in spregio all’accento, tutt’altro che comasco…

Ora, però, il pavido Abbondio sta diventando un po’ invadente. Nascosto dietro le finestre della sacrestia, e le gonne di una petulante Perpetua, critica e censura tutti quelli che non sono, che non vogliono essere come lui. È lui l’italiano modello. Lo ha detto il Conte Zio su fb. Quindi… è (decreto) legge.

All’Innominato, che paura non ha, non resta che tornare a darsi alla macchia…


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST