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Scrisse Lamartine che l’Italia è un paese di morti. Un topos letterario. Non intendeva offendere. Forse un po’ di spocchia francese, ma l’Italia in fondo l’amava, tanto da trascorrere molti anni tra Napoli e Firenze.

Quel verso, comunque, gli costò un colpo di spada da Gabriele Pepe, letterato e militare, che era, per altro, amico di Leopardi… Ferita leggera. Duello finito. E amici come prima.

Tuttavia non aveva tutti i torti l’aristocratico poeta transalpino. La nostra gli appariva davvero come una Terra di morti, che risplendeva di memorie, la Magna Grecia, Roma, il Rinascimento… Ma che viveva un presente squallido. Di decadenza e abbandono. Vengono in mente le immagini del Piranesi. Pastori ciociari che pascolano le greggi tra i monumenti della grandezza imperiale in rovina. Coperti di edere ed altre erbe infestanti…

Chissà che ne penserebbe, se tornasse oggi in questa Italia, Alphonse Marie… Vedendo i cumuli di immondizia che soffocano città come Roma e Napoli. La corruzione dilagante. Il potere di tirannelli venuti dalla bassa plebe… Lui che era contro Napoleone, e lo considerava un parvenu. Un usurpatore…

E se è per questo che ne direbbe anche il Pepe, che per unificare questa Italia si era fatto battaglie ed anni d’esilio. E mica a Parigi. Nella lontana Moravia, nella totale miseria…

Non credo che si batterebbero più. Guarderebbero con stupore questo popolo di schiavi, vestire orgogliosi le insegne igieniche del servaggio…

E si chiederebbero se tanta passione, il loro duello, tante storie e tanta storia abbiano avuto un senso…

Terra dei morti. O, piuttosto, degli zombie. Morti viventi. Morti culturalmente, intellettualmente, politicamente… Per tema di morire fisicamente…Lo so. È tema sul quale torno, da un po’, in modo ossessivo. Ma anche ora che la quarantena è, per modo di dire, finita, lo spettacolo delle strade risulta desolante. Non sono più vuote, certo. Ma quello che vedo è anche peggio del vuoto e del silenzio dei mesi trascorsi…

Pance adipose straripanti da bermuda e magliette troppo corte, sandali, calzini.. ma mascherina e guanti di lattice.
Ragazzine in vertiginosi hot pants, canottiera così scollata da non lasciare spazio alla minima fantasia… ma, di rigore, guanti e mascherina…

Hanno aperto le gabbie. E il peggio degli italiani è uscito fuori. Volgare, privo di senso estetico. E, soprattutto, servile. Felice della propria servitù. È l’Italietta volgare – definirla plebea sarebbe nobilitarla – compiaciuta e felice del nulla, del fatto di esser viva ancora, perché l’hanno convinta che rischiava di morire… È l’Italia del Grande Fratello, non quello orwelliano però, quell’altro, targato Mediaset. Ora divenuto fucina di statisti. È un’Italia che sopravvive e non vive. Terra di zombie, appunto. Perché vuole esserlo. Perché in fondo è compiaciuta di essere così….

Povero Lamartine. Magari questa fosse la sua Terra dei Morti. Che, a ben leggere, indicava qualcosa di grande. Dietro lo squallore presente, radici profonde. E un retaggio maestoso. Perché Dante è sceso tra i morti, per illuminare la via verso le Stelle. E verso una Beatrice che gli appare vestita dei colori che saranno poi la bandiera d’Italia. E Foscolo vede nelle sepoltura monumentali di Santa Croce l’altare onde trarre gli auspici per il futuro. Un futuro che, per risplendere, richiederebbe, però, ingegni animosi…

Ingegni… Meglio calare un velo pietoso, visti i geni delle Task Force, le novelle élite tecnocratiche che affiancano quello che qualche provetto cortigiano è arrivato a chiamare “il governo più amato della storia repubblicana”…. Vesmilinguo, al confronto, appare rudemente schietto…

E animosi, per di più. Quindi dotati di anima… Ma gli zombi non hanno anima. L’hanno venduta. Per tenere in vita un corpo fatiscente ogni giorno di più. In avanzato stato di putrefazione.. Ma rigorosamente dotato di guanti di lattice e mascherina…


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