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Non ci posso fare niente. Sono furente. Mi controllo. Cerco un centro di gravità interiore. Ma l’ira resta. Seneca mi muoverebbe aspri rimproveri. Ma Aristotele no. Per lui l’ira, la collera, può avere una funzione positiva. Se giusta.

E Aristotele è il Doctor Primus per Tommaso. Il Maestro di color che sanno, per Dante.

E poi questa mia collera è giusta. Sacrosanta. Perché mi, anzi ci stanno rubando l’unica cosa che nessuno mai ci potrà restituire. Il tempo.
Non a caso proprio Seneca – autore abusato di questi tempi – scrive all’amico Lucilio: Sono disposto a prestarti il mio denaro, ma non il mio tempo. Perché il denaro, forse, un giorno me lo potrai rendere. Il tempo non me lo restituirà più nessuno…
E detto da Seneca, che era più taccagno di Paperon de’ Paperoni…

Certo, il tempo rubato, il tempo perduto inutilmente non ritorna mai più. E l’unica possibilità di ritrovarlo è fare come Proust. Riviverlo nella memoria. E trasfigurarlo attraverso l’arte. Dando un senso a cose, eventi, persone che non sembravano averlo.

Già, ma che cosa si potrà mai rivivere di questi giorni, di questi mesi vuoti? Quale immaginazione artistica potrà mai dare un senso, seppur a posteriori, a tutto questo?

Quale favola potremo raccontare a noi stessi e ai nostri posteri?
Usano spesso la similitudine con la guerra… Ma la guerre è eventi, azione… Tragedia e paura, certo…. Ma anche coraggio, eroismo… Tremenda. Ma ha una sua bellezza.

Qui è solo squallore. Paura, angoscia. Immotivata. La viltà più triste, perché orgogliosa ed elevata a virtù. Compiaciuta. Nulla da salvare. Nulla da ricordare.

Questa “quarantena” non ci lascerà ricordi. Non ci sarà nulla da ricordare. Se non la paura. Ma quello è il mostro sotto il letto. Il babau che faremo finta di non aver visto. E soprattutto servito. Continuando ad ingannare noi stessi.

E allora, il tempo ci sta venendo davvero rubato. E per sempre. La cosa peggiore, però, è che l’artefice di questa spoliazione non è la caricatura del Conte Zio con i suoi bravacci da quattro soldi… I colpevoli siamo noi stessi. E per questo continuiamo a fingere. Cerchiamo di illuderci che tutto abbia un senso. Che tutto andrà bene. Poveri idioti.

L’unico peccato che non verrà perdonato, alla Fine dei Tempi, è quello contro lo Spirito Santo. Ovvero contro la verità; l’autoinganno.

Ascolto il silenzio, ancora profondo. Solo il rumore di qualche automobile. Lontano. Ovattato. Poche luci. Sfumate. Penso. O, almeno, ci provo.

Forse il senso di tutto questo è proprio nell’assenza. Assenza di senso logico, intendo. E nella perdita, assoluta, del tempo. Ovvero di una parte di quella che chiamiamo vita.
Forse, può insegnare qualcosa. Massimo Scaligero scrisse che tutto il tempo che misuriamo è nel nostro pensiero. Così come lo spazio che riusciamo a concepire. Non abbiamo bisogno di essere grandi come lo spazio. Ne’ di vivere tutto il tempo che pensiamo….

Mi è sempre risultato un concetto ostico. Perché, ora lo comprendo, non è un concetto, anche se ne ha la forma apparente. È un’esperienza. Che si dà quando il tempo perde significato. Non ha più sostanza. Si riduce a nulla. E, quindi, rivela la sua essenza.


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