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E’ la notte di Santa Valpurga. La Beltane celtica. Quaranta giorni dopo l’equinozio di primavera. Notte magica. Si dovrebbero accendere grandi fuochi e danzarvi intorno.

Le streghe volano nel cielo oscuro. Non puoi vederle, se non come fugaci ombre in un raggio di luna… puoi udire, però, le loro risa… E immaginarle. Belle, giovani. Eternamente giovani, che cavalcano scope, o mostruosi verri. Come la Margherita sognata da Bulgakov… I capelli di fiamma sciolti al vento…

Volano verso il Monte Calvo. Il luogo del Sabbah. Dove si manifesterà il Baffometto, magari solo come un riflesso, inquietante, nello specchio.
Così nel fosco romanzo di Gustav Mayerink. Che quando lo lessi per la prima volta, a quindici anni, non mi fece dormire per tutta la notte. Non per paura, però. Per una specie di fame divorante di sapere, come andava a finire… Come mi è capitato rare volte nella vita.

E le streghe intoneranno canti. In lingue diverse. Lingue antiche ed arcane, deformate dallo scorrere del tempo. Come nei testi, quasi indecifrabili, di vecchi grimoni.. quello di Papa Silvestro II, il pontefice che dicono avesse venduto l’anima al diavolo per il potere magico, e che mi è capitato di compulsare sui tavoli polverosi di qualche vecchia biblioteca. In solitudine. Almeno quel Papa maledetto, un’anima ce l’aveva. E valeva un alto prezzo… Oggi…

Ero solo in quelle biblioteche. Come ora … Che guardo il cielo dalla casa divenuta una prigione. E fantastico. In una sorta di stato di coscienza trasognato. Né veglia, né sonno…

E le voci delle streghe diverranno musica. Sinfonia. Mussorgskij, gonfio di vodka, che suona il piano. Lasciando esterrefatto Rimskij Korsakov. Troppe dissonanze. Troppe note che si inerpicavano per scale misteriose…
Certo. Quella era un’altra notte. Ivan Kupala. San Giovanni, se non ricordo male….

Questa, invece, è Valpurga. Come nel Faust. A Lysa Hora. Monte Calvo. E Mefistofele che danza con una giovane strega dagli occhi di smeraldo…

E l’altra notte di Valpurga, poi. Quella classica. In Tessaglia. Un Mefistofele, per una volta, stranito. Quei demoni, quelle streghe, non sono i suoi demoni. Non sono le sue streghe. Ninfe. Driadi che profumano di muschio e betulla. Sfingi… E la musica è diversa. Arcaica. Cetre e cembali. Flauti. Pan al centro del Sabbah…

Il sonno comincia ad arrivare. La stanchezza di questi giorni vacui… Vorrei poter avere un unguento magico per mutare in gufo dalle grandi ali. E raggiungere quelle splendide streghe. Quelle danze. Quella festa…

Ma il rischio è di fare la fine del giovane Lucio di Apuleio. Trasformarmi in asino. E dover attendere la fioritura delle rose per tornare uomo.
Per fortuna inizia Maggio…


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