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L’inazione è un qualcosa che ti dà il tormento. Il senso di impotenza. Il rendersi conto della realtà, dello stato delle cose. Ma non poter far nulla per modificarne il corso.

In questi giorni, in queste ore, è uno stato d’animo devastante. Vera e propria malattia. Altro che il coronavirus…

Vorresti poter fare qualcosa. Agire. Ma non puoi. Potresti solo gridare. E scrivere gridando. Ma ti ascolterebbero solo quelli che già si sono destati per loro conto. Inutile. La cecità e la sordità di tutti gli altri è indotta dalla paura. Assoluta. Irrimediabile. Perché con la paura non si ragiona.

E allora ti senti come il Serafino Gubbio di Pirandello. Un occhio che guarda. Una mano che gira la manovella. E registra. La finzione che diviene realtà. Tragedia. E non hai più voce. Sei condannato al silenzio.

Tuttavia, per quanto tragica, la scena non è che una grande, colossale “pupazzata”. Non è una cosa seria… E il cielo, plumbeo, che ci sovrasta, è solo un fondale di cartone.

Sedersi. Restare immobili. E attendere. Senza fretta. Tacitare e desideri. Non sperare in alcunché.

Non significa arrendersi, lasciarsi trasportare dalla corrente. Condividere il panico come minimo comun denominatore di questa alterata quotidianità.

Al contrario, è lasciare la presa. Se non puoi fare nulla è inutile agitarti. Trova la quiete e il silenzio in te stesso, insegna il Tao Te Ching. E lascia che tutto il resto ti scorra addosso. Come la pioggia.

L’immagine che mi ricorre in mente, è quella di un samurai seduto. Accosciato. Le palpebre socchiuse. Forse sta contemplando il mandorlo in fiore. E si sente intensamente vivo, come in un haiku di Kobayashi Issa. È un’immagine di quiete. Profonda. Ma non di resa. La spada, le due spade sono nel fodero. Ma la disciplina di Hagakure – memoria remota della splendida interpretazione di Mishima – insegna che può venire sguainata in un lampo. Un solo movimento. Essenziale.
Intanto contempla i fiori. E attende. Senza aspettative.

Non ha senso continuare a scrivere su post e striscioni “Andrà tutto bene!” con contorno di arcobaleni e altre amenità.

Andrà come è destino che vada. Con la pandemia, con i tormenti personali, le passioni irrisolte e inesprimibili.

L’importante è non farsene prendere prigionieri. Ascoltare l’erba crescere sotto la pioggia di primavera.
E amare il proprio destino.


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