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Scrive Nazareno : Ma se ci ribellassimo tutti, che ci potrebbero fare? Se scendessimo tutti in strada, senza guanti e mascherina, se riaprissimo locali e fabbriche…

Siamo in pochi, gli rispondo. Siamo in pochi, Nazareno. E vecchi ormai. I giovani hanno paura… Paura del virus… Non ci seguirebbero mai..

E subito mi viene in mente “Presenza”, il Cantos LXXII di Pound. Scritto nel 1944 per la morte di F. T. Martinetti. Direttamente in italiano. Un italiano ricco di echi duecenteschi. Dante e Cavalcanti.

È un Canto ove a parlare sono i fantasmi. Le ombre. Le presenze. Mentre il mondo è travolto da una carneficina. E l’Italia sta andando in pezzi. Moralmente, prima ancora che materialmente.

Sono presenze del passato. Ezzelino da Romano. Galla Placidia…. Ma su tutte Filippo Tommaso, da poco morto. Che chiede un corpo. Un corpo ancora. Per tornare a combattere. Il corpo di Pound è vecchio, però. Ci vorrebbe il corpo di un giovane. Di uno di quei giovani pavidi e imbelli…

Ho sempre amato questo Cantos. E il colloquio tra i due poeti, antichi amici e nemici, una vita di scontri verbali. E non solo, ché la poesia, allora, accendeva forti passioni. Perché forti erano gli animi. È un Cantos che mi ha sempre emozionato. Ma mai come ora. Perché, ora, mi sembra di capirlo. Non totalmente, ovvio. I Cantos, come la Commedia, sono una miniera senza fondo. Più scavi, più ti inoltri nelle profondità, più ti rendi conto che il limite, la comprensione si allontana…

Ma, ora, lo comprendo di più a livello emozionale. Questo si. Perché la poesia è anche, forse soprattutto, emozione. Prima di divenire sentimento. E pensiero.

In genere facciamo il percorso inverso. Tentiamo di decifrare un concetto. Un pensiero. Per poi risalire ad un sentimento. Ovvero alla mente che riflette sulla sensazione. Sull’emozione. Ma a questa, in genere, non giungiamo mai. La possiamo intuire talvolta, ma sperimentarla è altra cosa.
Solo che il processo creativo, il fare del poeta è opposto. Tutto si genera dall’emozione, colta nel suo attimo aurorale.

Pound ha davvero visto l’ombra di Marinetti. Ne ha avvertito la presenza. Inquieta. E poi ha dialogato con lui. E con gli altri fantasmi.

Per comprenderlo devi provare un’emozione almeno affine. E, per una volta, l’ho provata. E non leggendolo. L’ho letto e riletto centinaia di volte. Analizzato. Chiosato. Ma senza mai avere una risposta.

Ora è arrivata per caso. Una battuta scambiata a margine di un post su fb. E l’emozione. Vorrei avere un corpo diverso. Giovane. Non per vivere più a lungo. Ne’ per godere di piaceri. Per combattere. Per dare sostanza a quest’inquietudine. A questa collera. A quello che mi urge dentro. E si fa a tratti un’anelito disperato.

Poi, tutto si acquieta. Il tempo torna a scorrere monotono. Ombre, presenze, emozioni… svaniscono.

Restano solo parole…


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