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Alti si levano, ogni giorno di più, lai e geremiadi per la condanna a morte dei teatri. Un settore di cui, per lo più, poco si parla, ed ancor meno ci si cura.

Soprattutto dalle parti di Palazzo Chigi, ove è palese che il Conte Zio ed i suoi accoliti sono completamente sordi a musica e arte. Ma hanno riaperto, da metà Maggio, i musei, mi verrà fatto rimarcare… E poi Teatro, Opera non permettono di mantenere il, necessario, “distanziamento”.

Orrido e dissonante neologismo entrato in gran voga, riprova della totale assenza di gusto musicale, di sensibilità per la bellezza della nostra lingua. Di incultura.

Cultura che, per altro, non può essere ridotta a solitarie visite ai musei, che rischiano di divenire tetri cimiteri di un passato dimenticato, dimostrando che, in fondo, Filippo Tommaso Marinetti aveva visto giusto… Perché qui, oltre alle scuole trasformate in squallida parodia, viene di fatto negata ogni forma di cultura come aggregazione sociale. Come fondamento dell’identità di una comunità. Di un popolo.

Il teatro italiano, l’opera musicale erano già alla canna del gas prima di questa “emergenza”. Ora agonizzano in fase terminale. E a poco servono gli appelli di musicisti ed attori. In nome del “diritto alla salute”, ovvero della paura indotta mediatecamente e utilizzata cinicamente come sistema di potere, stiamo disperdendo secoli di tradizione. Una parte fondamentale della nostra identità.

Perché l’Italia ha un grande retaggio teatrale. Dal Rinascimento al Settecento. Dalla commedia dell’arte a Goldoni. E poi Pirandello, D’Annunzio…
Ed una ancor più grande tradizione musicale. E, soprattutto, Operistica. In tutto il mondo l’opera lirica parla italiano. E Rossini, Bellini, Verdi, Puccini sono conosciuti ed amati a Pechino e New York, ad Astana e Lagos ancor più che a Roma…

Ma uno può guardare il teatro, ascoltare la musica da casa, mi si potrà dire… è più sicuro. E persino più comodo.

Già… Comodo. Sul divano, in pigiama, sgranocchiare qualcosa, sonnecchiare… Pigri. Indolenti… Ma quello va bene per i fruitori compulsivi di Youporn…I nuovi cittadini modello…

Il teatro, di parola e di musica, è ben altro. È un luogo ove le persone vanno con atteggiamento e abbigliamento consono. Come in un tempio. Retaggio della nascita della Tragedia. Opera totale: poesia, canto, musica, danza…

Lo Spirito della Grecia, che nacque dai Misteri Eleusini. E dai Cori Dionisiaci. Forgiando l’anima e la società dell’Europa. E dell’Occidente.

Teatrı, concerti, Opera sono luoghi di aggregazione sociale e spirituale. E un legame fondamentale con la tradizione.

E molti teatri, soprattutto quelli piccoli, periferici, privi di grandi finanziamenti pubblici, moriranno. Con, per inciso, un ulteriore impatto sulla disoccupazione…

Quello che, in fondo, vuole il Conte Zio. Un popolo di pecore seduto in pantofole. L’alienazione dei legami sociali. È più facile da governare chi passa le ore stordito nel vuoto della sua solitudine…

Mi viene in mente “Il fantasma dell’Opera”, il Musical capolavoro di Lloyd Webber e Richard Stilgoe. Ispirato ad racconto sorto dal genio dispersivo di Gaston Leroux.

Chissà… Se è vero che il diavolo fa le pentole e non i coperchi… magari quel vecchio fantasma andrà ad inquinare le notti di chi, a Palazzo Chegi, sta trasformando in spettri evanescenti tutta la cultura italiana…


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