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Ti monitorano all’ingresso dei supermercati con droni spia. Posti di blocco ovunque. Elicotteri che ti braccano se passeggi su una spiaggia deserta… Roba che neppure nel Cile del dopo golpe…

Roba da far sbiadire il 1984 di orwelliana memoria… E poi ti dicono di cantare alla finestra alle sei di sera, come un passero accecato in gabbia.. E di essere contento. Perché ti stanno salvando la vita… E magari ci credi…

E allora ti sta bene. Questo e peggio di questo. Solo che anche chi non abbocca, gli apoti che non se la bevono, devono subire… per ora, almeno. Ed anzi stanno peggio degli altri. Perché non hanno paura. Perché vedono le cose per come sono. E quindi sono reietti…

Evadere è impossibile. Sei prigioniero della paura degli altri. Dei loro incubi. Della loro rappresentazione collettiva del nulla. Che rende il nulla reale. Incombente. Che se ne fa governare…

Tu non vivi quell’incubo, però. E almeno nei sogni resti libero. Perché puoi, anzi devi continuare a sognare. E non sto parlando dei sogni ad occhi aperti, ma di quelli veri. Del mondo onirico in cui cadi quando, finalmente, entri nel sonno.

Un mondo in cui tutti entriamo, dicono, per una volta all’unisono, antiche tradizioni e moderna scienza. Ma la consonanza si ferma lì. Perché per la scienza sognare è solo un processo psicosomatico. Un riflesso alterato della vita ordinaria. Punto.

Per le tradizioni è un viaggio. In terra incognite. Dove ti è possibile incontrare esseri straordinari. E conoscere il vero senso del tuo destino. Traendo auspici. Come insegna Artemidoro di Daldı, che considerava il sognare attività conoscitiva di se stessi. Attraverso un universo simbolico. Freud gli deve molto. Ma per il padre della psicoanalisi i sogni vengono da un inconscio torbido e oscuro.

Per il filosofo di Efeso, invece, sono manifestazioni della dimensione superiore della natura umana. Laddove l’uomo incontra gli Dei.

Per sognare, però, bisogna entrare nel sonno con l’animo sgombro da paure. Che sono come catene, ed impediscono di volare. Di ascendere liberi. Dalle paure del giorno, nutrite, coltivate , giustificate, quasi coccolate, vengono solo incubi. Il tormento che non dà pace nè riposo. La schiavitù che perdura. Non per nulla Incubus è il nemico giurato del Dr . Strange, il mago inventato dal geniaccio eclettico di Stan Lee…

Affrontare i giorni senza paura. Senza lasciarsi contagiare non dal virus, ma dal panico indotto e dilagante. E la notte liberarsi nel sognare. Raggiungere una dimensione in cui l’aria è tersa, i cieli limpidi. Che è non illusione, ma realtà. Anzi ben più reale di quella che viviamo ordinariamente. Come insegna il vecchio stregone yaqui don Juan a Carlos Castaneda.

Da lì possiamo trarre le forze per resistere al l’incubo astratto in cui ci siamo lasciati trascinare. E annullare il tempo e le distanze. Sognare ed incontrare chi amiamo. Compiere quel destino che la costrizione fisica sembra negare.

Anzi, forse proprio la situazione in cui viviamo, assurda, paradossale, può portarci a scoprire la realtà della dimensione onirica. Quella parte della nostra vita che, ordinariamente, ignoriamo e dimentichiamo.

Anche perché per entrare nel sogno non servono autocertificazioni. Basta addormentarsi contemplando con la mente un’immagine di bellezza.


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