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Nel silenzio assordante di notizie che non riguardassero la, sempre più fantomatica, pandemia – come se il mondo si fosse fermato, mentre era solo l’Italietta del Conte Zio ad essersi ripiegata su se stessa – improvvisa, come tuono estivo, la Notizia.

Silvia Romano è stata liberata, dopo oltre 18 mesi di prigionia degli islamisti somali di al-Shabab. Uno dei gruppi jhadisti della galassia di al-Qaeda più sanguinari e spietati. Ne danno il lieto annuncio l’ineffabile duo Conte/Di Maio su Twitter. Ancor prima di informare la famiglia… ma questo è particolare secondario…

Comunque esultanza (quasi) generalizzata delle anime belle via social. Anche e soprattutto di quelle che di questa ragazza fino ad un minuto prima nulla sapevano.
Comunque Conte te lo rivende come un trionfo personale. E Di Maio si esibisce nell’imitazione di un Ministro degli Esteri…

Poi però la ragazza arriva a Roma con tanto di abito tradizionale somalo. E si dichiara entusiasticamente convertita all’Islam. E rovina la festa. Dando fiato a maligni e malvagi che cominciano a chiedere quanto e cosa è stato pagato dall’Italia per una neofita entusiasta che, evidentemente, lì tanto male non deve poi essersi trovata….ma anche questa è polemichetta di bassa lega. E m’interessa punto…

Uno psicologo, categoria fra le poche, oggi, con un fulgido avvenire davanti, potrebbe, a questo punto, parlare di Sindrome di Stoccolma. Innamorarsi dei propri carcerieri. E della loro ideologia… Ma io non sono uno psicologo. E vedo le cose in altra ottica…

Dunque. Innanzitutto la ragazza non si è convertita in una Tariqa sufi, di fronte ad un maestro spirituale. Ne’, per altro, risulta che abbia mai nutrito interessi o anche solo curiosità di questo tipo. Si è convertita alla forma più rozza, fanatica e sostanzialmente degenere di islamismo politico. Regole rigide, nessuna metafisica. E neppure quell’estetica raffinata, suggestiva, sognante che caratterizza, ad esempio, la tradizione sciita persiana. Insomma quella tradizione islamica di dottrina, spiritualità, arte che ha attratto grandi menti come Corbin e Guenon. Solo per fare due esempi.

Qui abbiamo una ragazza, presumibilmente di buona famiglia, educata alle idee umanitarie e progressiste, per tacere dei diritti delle donne. E che si converte ad una dottrina cruenta, che le donne considera inferiori, sostenendo la legittimità di pratiche come l’infibulazione delle bambine e altre amenità del genere. Una dottrina praticata da un gruppo che ha seminato strage in tutto il Corno d’Africa…. Lei dice che l’hanno trattata bene. Con rispetto. E che nessuno ha forzato la sua conversione. E sinceramente le credo. Mi pare davvero sincera. E convinta.

La domanda , allora, è semplicemente perché? E la risposta non va cercata nella dottrina islamica. Ne’ nell’ipotetica Sindrome del prigioniero.

Perché dobbiamo guardare dietro alla cortina fumogena di certo umanitarismo cooperante tanto strombazzato. Oltre il santino iconografico dei “giovani migliori” che invece che trascorrere le serate in discoteca, rischiano la vita per aiutare il prossimo… Che, certo, vi saranno pure. Ma non sono tutti così…

Dietro a queste improvvise e anomale conversioni si cela, fondamentalmente, la noia. La stessa noia che ha spinto all’avventura, auto gratificante, della cooperazione. L’insicurezza di giovinezze troppo agiate. L’assenza di riferimenti. La fragilità delle idee. E della personalità. Di qui il fascino irresistibile della forza bruta. Di una dottrina semplice, priva di sfumature. Che ti nega la libertà. Ma che ti da’ sicurezza…

Capisco, però, la contentezza di Conte. La ragazza rientrata con abito islamico e mascherina d’ordinanza è il suddito perfetto. Ama il carcere ed i suoi carcerieri. Sicuramente una futura, convinta sostenitrice di questa nuova Italia post pandemia…


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