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Consigli di classe online. Didattica a distanza la chiamano. Non dico come la definisco io perché, tra i miei pochi lettori, vi sono delle gentili Signore. Comunque credo che si sia capito.

Le riunioni online sterilizzano i rapporti fra docenti. Li rendono tristi. Non impersonali, che potrebbe pure essere cosa buona sotto certi profili. Così, invece, sono solo squallore. I volti si intravvedono appena. Sorrisi forzati. La battuta, il cicaleccio vengono ingoiati dal mostro elettronico. Stai solo assolvendo ad un onere formale. Non hai possibilità di scambiare due parole. Tanto meno quella di sbirciare le gambe di una collega. Che, nell’usuale noia, era comunque una divagazione. E talvolta un piacere estetico…

Monotonia delle voci mediate dai microfoni. E rumori assordanti, di fondo. Parliamo, parliamo… Si fa finta di aver fatto scuola davvero. Più d’uno si dice soddisfatto. Qualcuno osa pure affermare che la classe, nelle verifiche, è decisamente migliorata. E ti credo…le verifiche sono pagine di Wikipedia et similia… Loro intanto si trastullavano tra la musica e qualche incursione su Youporn… Lo sappiamo tutti, ma nessuno osa dirlo. Sarebbe come riconoscere la nostra inutilità sociale. E poi il Ministro ha detto che quest’anno si deve promuovere cani e porci. E la preside si è raccomandata di non mettere insufficienze. Anzi di alzare il più possibile le valutazioni. Per valorizzare i ragazzi, ha detto. E rincuorarli. In realtà perché lo spettro del TAR incombe. Anche un analfabeta integrale vincerebbe a mani basse il ricorso, dopo questa lunga farsa.

Poi entrano, nella stanza virtuale, rappresentanti di genitori e studenti. Questi ultimi si lamentano perché li si fa lavorare troppo… Mi verrebbe da bestemmiare. Ma non sono uso farlo. Ma se non state più facendo un beneamato da tre mesi? Tranne quei pochi che studierebbero comunque. Anche in un’isola deserta, senza neppure un Venerdì a controllarli. Ma quelli non vengono mai eletti rappresentanti. Giustamente. Non sono rappresentativi di questa generazione. Nessuno di noi reagisce, però. Anch’io mi mordo la lingua. A sangue. Poverini… dobbiamo capirli… la minaccia del virus… la quarantena…

Penso ad una notizia che ho letto qualche giorno fa. Strage di studenti in una scuola colpita da una bomba. In Siria. Perché lì, dieci anni di guerra, vanno a scuola. Insegnanti e studenti.

Poi tocca ai genitori. La classe è una quinta. C’è l’esame. Mi aspetterei domande sul livello di preparazione. Se saranno in grado di affrontare l’università. E, più in generale, un futuro alquanto fosco.

Una madre. Con voce apprensiva.
Ma voi, durante l’esame in presenza, metterete mascherina e guanti vero?

Avevano ragione gli Spartani. I ragazzi andavano tolti alle famiglie ed educati in, duri, collegi fin dalla prima adolescenza…

Spengo il computer.


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