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Chiedo di cambiare cittadinanza. E di espatriare. Voglio trasferirmi in Svezia. Imparare la lingua, nutrirmi di stoccafisso affumicato anche a colazione col caffè, fare la sauna a 90 gradi e poi rotolare nudo nella neve.

Se necessario sono disponibile anche a divenire luterano. Praticante.
No. Garantisco che non c’entrano nulla le svedesi, mito erotico della mia lontana giovinezza… Le ragioni sono ben altre.

Leggo che la Svezia, praticamente unico fra i paesi europei, non sta adottando particolari misure contro la pandemia. Scuole e fabbriche aperte, e così locali, cinema, teatri…. Incoscienti?

Il primo ministro ha dichiarato che sanno che, probabilmente, ci saranno scotti da pagare. Ma che non si può fermare un paese. Che non si può rinunciare a vivere per paura di morire. Punto.

E la popolazione? La gente? Gli svedesi? Sono forse scesi in piazza, hanno protestato, urlato contro la minaccia alle loro, preziose, vite?

Macché, tutti tranquilli e allegri (per quanto possa essere allegro uno scandinavo) a tirare avanti come se nulla fosse. E per di più se la ridono di noi, delle nostre paure. Della nostra clausura totale. A chi ha interrogato degli svedesi comuni sul perché non avessero paura, è stata data una risposta semplice e secca: Noi non siamo come voi. Punto.

Innumeri e per lo più irriferibili le reazioni sui social. Soprattutto italiane. Scriteriati, incoscienti, vedrete, ve ne pentirete… Con un astio e una virulenza ingiustificata. E ingiustificabile. Perché ogni uomo, ogni popolo ha diritto di scegliere il suo destino. Destino che, per altro, sembra clemente con la Svezia. Visto che mi risulta essere uno dei paesi, ad oggi, meno toccati dal terribile e fantomatico Covid.19.

Ma il punto non è questo. Personalmente non ho alcuna simpatia per il sistema politico sociale svedese, per il loro modo di vivere, per la loro mentalità… Però trovo volgari gli attacchi che vengono loro rivolti dal web. E che provano solo un’amara verità. Il coraggio degli altri ci dà fastidio, perché fa ancora più risaltare la nostra viltà.

E poi, dietro la patina democratica e pacifista, si può ancora intravedere un po’ di quel sangue dei vikinghi che anelavano a cadere con l’ascia in pugno. Per poter entrare nel Walhalla.

Dietro ai nostri comportamenti, a quelli che vedo sul web e per le vie semidesertiche… Beh, sinceramente, non vedo traccia delle legioni di Cesare.

Insomma, chiedo la cittadinanza svedese.


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