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Non dubito che, in queste ore, la stragrande maggioranza degli italiani sia affaccendata a preparare il Pranzo di Pasqua. Che dopo quello di Natale e il Cenone di Capodanno, resta pur sempre il più importante dell’anno. Quest’anno reso ancor più importante dalla clausura, l’impossibilità di gite, viaggi , pranzi al ristorante.

E poi, come già ho scritto, gli italiani stanno cercando nel cibo una compensazione. Alle frustrazioni. Alla solitudine. Alla perdita di libertà… Ed anche un passatempo. Cosa ne sortira’, da chef improvvisati che tentano di emulare le ricette più astruse scaricate dal web.. Il rischio di andare ulteriormente ad intasare ospedali e pronto soccorsi non è, poi, così aleatorio.

Comunque, per lo più, ci si atterra’ alla tradizione. Fave col pecorino, salumi, carciofi ed asparagi. Pasta in diverse versioni. Uova. Certo. Pastiera. Colomba… Dicono che molti quest’anno rinunceranno all’agnello. Vuoi per il prezzo, vuoi per la martellante campagna degli animalisti, e post con teneri agnellini che commuovono e inteneriscono… Detto che non amo abbacchio e affini, mi chiedo, un po’ oziosamente, perché nessuno si commuova altrettanto per triglie ed orate, anguille e gamberi. Che non hanno certo dolci occhi. Ma che di finire in pentola dubito siano felici…

Un tempo il pranzo di Pasqua rompeva il lungo digiuno quaresimale. Ed era festa grande. Perché si riscopriva il piacere del gusto dopo averlo, a lungo, mortificato. E riscoprire il gusto, attraverso il cibo, era riscoprire il corpo. La nostra natura fisica. Non per nulla Pasqua cade a primavera, quando la Natura si ridesta e fiorisce. Quando anche i corpi di uomini e donne escono dal letargo invernale, e si accendono di speranze e desideri. Nessuno, forse, ha rappresentato questo come Botticelli. Guardate i volti, gli occhi dei personaggi de La Primavera. Sono illuminati da una luce di vita. Brillano di gioia.

Quel quadro rappresenta un segreto. Un mistero. Che Marsilio Ficino spiega quando dice che l’uomo è superiore all’angelo. Perché l’angelo è pura intelligenza spirituale. Mentre all’uomo è data anche la capacità di conoscere la natura attraverso i sensi.. Così è per l’eros, in cui i sensi diventano, o meglio possono divenire veicolo di estasi spirituale. Così è anche per il cibo, in quanto l’esperienza del gusto è una forma della conoscenza.

Non a caso proprio nel Rinascimento, proprio alla corte Medicea, nacque la grande cucina. E i poeti cominciarono a parlarne. Dalla grande abbuffata di Morgante e Margutte nel Pulci al Gargantua di Rabelais. Quando i francesi impararono dai cuochi fiorentini che cucinare è ben diverso da cuocere. E mangiare ben altra cosa dal semplice nutrirsi. Da lì, poi, si arriva a Brillat Savarin e al genio del nostro Artusi. Che andrebbe studiato nelle scuole, perché maestro di lingua italiana. E se vogliamo si giunge a quel pezzo magistrale che è la ricetta del risotto alla milanese di Carlo Emilio Gadda. Da leggere, prima di degustare, accompagnata da una buona Barbera, e dal commento stilistico di padre Pozzi…

Ma il cibo, il gusto può essere esperienza estetica, e quindi erotica e spirituale, solo allorquando non è tentativo di compensare il proprio vuoto. Le proprie ansie e paure. Così come il sesso.

I sensi divengono veicolo di conoscenza solo se in grado di percepire in modo puro. Cristallino. Per questo ai grandi pranzi precedeva sempre un periodo di astinenza e digiuno.

Quella di oggi, purtroppo, sarà solo per lo più un’abbuffata priva di gusto. Per stordirsi. E placare ansie e fobie. Invano.

Buona Pasqua. E attenti a glicemia e colesterolo.


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