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Dunque. Il Comune di Roma ha deciso che, con la fine della quarantena, i negozi apriranno con orari differenziati. Alimentari, pasticcerie, forni alle 8,30. Abbigliamento ed altro alle 10.

Bene, i cittadini, ormai proni e disposti a subire di tutto in nome della loro preziosa salute, sembrano accettare la cosa senza porsi domande. Come se fosse normale. Come se avesse un senso. Come se andare a comprare un paio di mutande alle 10 invece che alle 9 potesse rivestire un ruolo fondamentale nel controllo di questa pandemia… E situazioni consimili mi risulta si stiano verificando un po’ in tutta Italia…

Al di là della stupidità palese di certi provvedimenti – che la dice lunga sul livello dei cerebrolesi che li scrivono e approvano – questa smania di regolamentare tutto, di limitare, sanzionare è la spia di un atteggiamento diffuso. Un atteggiamento pericoloso e, al contempo, grottesco.

Facciamo un passo indietro. Per anni, decenni, ci hanno tempestato da tutti i pulpiti con l’elogio acritico del più sfrenato liberismo. Della deregulation in tutti gli ambiti. Con pesanti riflessi sul mondo del lavoro e sulla vita dei lavoratori. Sovente costretti a prestazioni ed orari che avrebbero fatto inorridire i vecchi negrieri di Via col Vento… poi è arrivato il virus…

E col virus è arrivata la decretazione di emergenza via fb, la sospensione delle libertà, di fatto la dittatura di un Caudillo che nessuno mai ha eletto, cui nessuno mai ha conferito i poteri che si è arrogato, o meglio potuto arrogare per l’insipienza e la pavidita’ altrui.

Io, però, non riesco a prendermela con l’autoproclamato Avvocato degli Italiani. Perché in fondo non è che lo specchio di questo paese. La punta dell’iceberg, se vogliamo. Il paradigma dell’italiano medio. E mediocre.

Se un Caudillo – innamorato di se stesso e del potere che la sorte cieca e non il merito gli ha fatto cadere in braccio – siede a Palazzo Chigi, cento, mille, centomila piccoli caudilli, tiranni in sedicesimo, sono spuntati in ogni luogo.
Presidenti di regione, sindaci che emanano ordinanze strampalate, tali da far apparire lucido e misurato il Dittatore dello Stato Libero di Bananas inventato da Woody Allen…

Membri delle forze dell’ordine che sanzionano la mamma che spinge il carrozzino col neonato intorno al palazzo di residenza. Che si arrogano poteri che non hanno, abusandone. E facendo cadere la fiducia dei cittadini in una delle poche istituzioni che hanno sempre sentito vicine e considerate con stima. L’ombra di mio nonno, Reale Carabiniere, si agita nell’oltretomba…

Occhiuti vicini che spiano, denunciano, inquisiscono….

Petulanti che ti vedono passeggiare solitario e ti dicono, con fare imperativo: Devi mettere la mascherina!

E taciamo poi, per carità, dei giornalisti…

Nell’anima del popolo italiano albergano molte cose. Poeti, eroi, naviganti si diceva un tempo. Ma oggi soprattutto tirannelli da strapazzo. Piccoli Caudilli che appena hanno, o credono d’avere, un briciolo di potere ne abusano. E tormentano il prossimo.

Nulla di tremendo, certo. I grandi tiranni erano altra cosa. Come il Riccardo III di Shakespeare, il Tamerlano di Marlowe… Il Principe di Machiavelli. Terribili. Temibili. Ma, appunto, grandi.

Qui è il trionfo della mediocrità. L’inettitudine e la viltà divenute virtù.
“Siamo uomini o caporali?” si chiedeva il Principe de Curtis in un indimenticabile film.

Bene. Oggi la risposta è data.
Siamo un popolo di caporali.


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