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Dove il cielo non era offuscato da nubi, ieri sera era possibile, appena dopo il tramonto, contemplare un fenomeno astrale raro. E di straordinaria bellezza.

Guardare il cielo, in queste ore, è una valida alternativa al continuare a leggere compulsivamente post e messaggi più o meno terrorizzati sui social, o, peggio ancora, al seguire l’ennesima concione priva di sostanza dell’attuale inquilino, sotto sfratto, di Palazzo Chigi…

Contemplare il cielo notturno è atto, o meglio disciplina antica. Ti permette di distaccarti dalla terra. Di liberare la mente da paure e viltà indotte artatamente. Di librarti in più spirabil aere…

Penso al Somnium Scipionis di Cicerone. A Scipione l’Emiliano che, in sogno, si eleva nel cielo, e da lì, sotto la guida del grande Africano e del padre, Paolo Emilio Macedonico, contempla con distacco la Terra e le miserie umane.

Penso a Platone, che negli astri vedeva la manifestazione degli Dei. E a tutti quelli che l’avevano preceduto, una lunga catena di saggezza, il cui inizio si perde nell’oscurità di quella che continuiamo a chiamare preistoria. Errando, ché in realtà dovremmo dire l’età del Mito. Delle narrazioni orali trasmesse da uomini che ancora sapevano vedere dietro la parvenza delle cose. E “video” in latino significa conoscere. La stessa radice del greco “oida”. La stessa radice di Veda, i libri della visione /sapienza più antichi…

Ma torniamo a ıeri sera. Senza avere una Zigurrat, come gli astronomi babilonesi che tracciarono le vie delle stelle, era possibile contemplare ad occhio nudo la congiunzione Luna/Venere. Una falce luminosa di Luna crescente e, vicinissimo, lo splendore di Venere, la stella del mattino che rispecchia e dona i raggi del sole. Spettacolo di eccezionale bellezza. Che lascia, per un attimo, senza respiro. E svuota la mente d’ogni altro pensiero.

Perché anche noi, uomini prigionieri nelle nostre paure più che nelle nostre case, intuiamo oscuramente che dietro a quella congiunzione vi è molto di più di un semplice fenomeno astronomico…

Torna in mente Marino, l’Adone. Lo so, una delle mie fisse. Lo dico da solo, prima di sentirmelo dire dal Direttore. Ma che ci vuoi fare … Vi sono poeti che ti forniscono le lenti per guardare alle cose. E di queste lenti, poi, non puoi più fare a meno.

Venere, all’inizio di quello che è il più vasto poema della nostra letteratura, compare ad Adone come Diana. La Luna, casta cacciatrice. Irraggiungibile. Poi, quando il giovane avrà affinato virtù e sensi, si rivelerà come Venere. E lo condurrà in un percorso di ascesi sensuale, che dal piacere in tutte le sue forme sublimate – olfatto, gusto, tatto, vista, udito – conduce all’esperienza erotica e spirituale più alta. Che afferisce al puro intelletto. Marino non conosceva i Tantra , Abhinavagupta su tutti. Ma se lo avesse incontrato, si sarebbero intesi….

La congiunzione di ıeri notte narrava questo. Spettacolo bellissimo, emozione estetica sublime. E, come in D’annunzio, l’estetica è via della conoscenza. Di se stessi e del Cosmo.

Astronomo incolto e improvvisato, ho dimenticato i falsi astrologi che, in queste ore, lanciano funeste profezie, senza mai volgere gli occhi al cielo.

La notte ho dormito felice.


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