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Ci stiamo abituando. Brutto, anzi umiliante dirlo, ma ci stiamo adattando e facendo l’abitudine. Alla “quarantena”, alla auto – reclusione forzata, alla alienazione dei rapporti sociali… Ci stiamo abituando e, in fondo, non ci dispiace neppure. L’indolenza, la pigrizia, la sciatteria sono sempre in agguato dietro la sottile patina della civiltà…

E indulgervi, per di più avallati dalla legge, anzi incitati, sollecitati, sentendosi cittadini responsabili, addirittura salvatori del mondo… beh, dai, è cosa che ci lusinga. Una sirena ai cui allettamenti è ben difficile resistere. Se poi vi mettiamo la paura, anzi il panico… Ma di questo ho già parlato, e non vorrei essere troppo ripetitivo… Solo vorrei ricordare che, in Omero, le Sirene allettano con un canto melodioso

Ma portano al naufragio. E si rivelano orridi mostri antropofagi…

Quello che mi colpisce , però, è la rapidità con cui si sono formate nuovi abitudini, nelle quali ci siamo adagiati.

In primo luogo la sostituzione dei rapporti umani diretti con quelli virtuali. Ovvero mediati dalla tecnologia. Che è asettica. E quindi non rischia di trasmettere il temuto contagio. Quello del famigerato Covid – 19, per lo meno… Perché, quanto a malattie, infezioni et similia, media e rete ne trasmettono a bizzeffe…

Comunque i rapporti ormai sono solo virtuali. In tutti gli ambiti. Quelli di lavoro. Quello tra docenti e studenti. Quello tra amici e persino tra amanti.

È il trionfo delle chat, delle vendite online. Dei siti porno.
Fosse ancora fra noi, Arnold Gehlen vedrebbe pienamente realizzata la sua tesi della tecnica come “natura seconda”. Ovvero dell’impossibilità per l’uomo moderno di vivere senza la tecnica. Così come il pesce non può vivere senza acqua.

Adattarsi alle situazioni limite, sino a un minuto prima inconcepibili, è, certo, necessario per sopravvivere. E per non impazzire. Tuttavia è estremamente pericoloso accettare ciò che è anormale come normale. Perché, per dirla con Nietzsche, per restare puliti, in questo mondo, bisogna talvolta lavarsi con l’acqua sporca. Ma ricordandosi che è, appunto, sporca. E non trovandola gradevole.

In sostanza, noi siamo affondati sino al collo nel pantano di dantesca memoria, dove Ciacco si rotola, per espiare l’annosa colpa della gola… O se vogliamo dirla con l’immortale maschera del rag. Fantozzi, siamo nella merdaccia…

Ma dobbiamo essere coscienti che è tale, ed adoperarci per uscirne. E ripulirsi. Mentre qui mi sembra che in troppi siano ormai convinti che si tratti di… cioccolata. E vi affondino dentro la testa tutti compiaciuti…

Photo credits by Augusto Grandi


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