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Nichelino, Cuorgnè, Mathi, Carmagnola. Il fenomeno delle baby gang non è più soltanto un problema torinese

ma si sta diffondendo a macchia d’olio anche in provincia. Un degrado civile prima ancora che sociale. Disagio? Emulazione? Trascuratezza? Carenza di controlli? Forse tutti questi elementi si fondono insieme a creare un fenomeno sempre più diffuso e che sembra preoccupare maggiormente i cittadini “normali” e meno le istituzioni. Proprio quelle istituzioni che evidentemente hanno sottovalutato il problema nel corso degli ultimi tempi.

Da anni, infatti, scuola, forze dell’ordine, autorità politiche hanno lasciato che la loro azione si basasse su un buonismo a buon mercato che puzza di incapacità. Per non affrontare il problema si sono trovate mille scuse: “son solo ragazzi”, “si tratta di bravate”, “i minori non possono essere perseguiti se non nei casi più gravi”. Così le punizioni sono diventate merce rara; l’autorità è stata confusa con la violenza. Guai rimproverare o, peggio, punire un ragazzo! Le famiglie si potrebbero opporre, e magari denunciare il malcapitato che ha deciso di rimproverare i loro pargoletti accusandolo di prevaricazione se non di violenza.

Già, le famiglie!

C’è da chiedersi come le baby gang, che sono composte in maggioranza da ragazzi anche giovanissimi, possano scorrazzare indisturbate di sera o addirittura di notte, senza che i genitori ne sappiano, o facciano finta di non saperne, nulla.

Ora che il fenomeno si sta rivelando in tutta la sua gravità, si cerca, spesso inutilmente, di correre ai ripari. Ma possibile che nessuno se ne fosse accorto prima? Che nessuno avesse visto quei gruppi di ragazzotti urlanti, vestiti secondo la moda del Bronx, che ormai da anni sfilano per le nostre strade? Se ne erano accorti, eccome, i cittadini che ormai di sera preferiscono starsene chiusi in casa, e che, se decidono di uscire, cercano di farlo non da soli.

Tanto, se succede qualcosa di grave, ci sarà sempre un vicino di casa intervistato dal corrispondente di qualche telegiornale pronto ad affermare: “Sembrava un bravo ragazzo e la famiglia è così per bene!”


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