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Papi, esiste la magia?”
Lo guardo. La solita espressione corrucciata. Sorride poco, mio figlio. Non ne ha avute molte ragioni nella sua ancora breve vita.
La magia? Intendi i trucchi? I prestigiatori che fanno giochi con le carte? Far uscire un coniglio dal cappello… Robe così, vero?

Spiego. Durante l’interminabile e inutile quarantena – che qualche farabutto vorrebbe riproporre per loschi interessi – in qualche modo doveva tenersi impegnato. Figuratevi… Niente scuola, niente oratorio, niente amichetti con cui giocare in cortile… Solo tablet, telefonino, tv… E lui non è di natura un hikikomori. Un nerd. È semmai un iperattivo… Grazie a Dio.

Per fortuna ha scoperto i trucchi di magia. I prestigiatori. Quelli con le carte. Io gli ho parlato del grande Silvan. Perché ho l’età che ho… e poi Silvan è un mio concittadino.
Lui, sul tablet, ha poi scoperto quelli di oggi. Quasi tutti cinesi. E con nomi impronunciabili. E ha cominciato. Nel tentativo di imitare i trucchi le ore prima, i giorni poi sono passati più lievi… Solo che adesso…

“No papi. Non i trucchi. La magia. Quella vera…”
Appoggio la pipa sul posacenere. Siamo in terrazza.
La magia? Cosa intendi per magia?
“Sì, sai, quella che ti fa lanciare il fuoco dalle mani. Volare. E altre cose così… – sempre più corrucciato – Non i trucchi. Quelli sono buoni tutti. I poteri. Quelli veri…”. Mi guarda. “Esistono davvero i Maghi?”
Sì. Sono esistiti, rispondo. E, forse, esistono ancora. Ma non si fanno riconoscere. Non vanno in televisione. Se ne stanno nascosti.

“E perché? Se io avessi i poteri vorrei che tutti lo sapessero…”
Pensa all’Uomo Ragno, gli dico. Ha un’identità segreta. Perché altrimenti non potrebbe usare i suoi poteri per fare cose buone, per proteggere i deboli…

“Ma uno i poteri li deve avere per fare cose buone”.
Certo. A grandi poteri, grandi responsabilità. Dice Spider-Man. E per i Maghi, quelli veri, è lo stesso…
E gli racconto del Mago Merlino. Di Artù, Semola nella versione disneyana.

Che alla prima occasione gli farò vedere… Artù che cresce nel bosco. Senza genitori. E Merlino. Il suo Mentore. Che lo educa a divenire Re. Un Re straordinario. E poi la Tavola Rotonda. I Cavalieri. Parsifal. Il Graal. E ancora Morgana, e la Signora del Lago…

Questo lo interessa particolarmente. L’età…
“Ma erano gnocche, papi?”.
Erano belle. Che è molto di più. Morgana una strega, affascinante. Ma la Signora del Lago… beh era una fata. Stupenda…
Naturalmente gli taccio di Mordred, il figlio maledetto. E dell’incesto. Ma la saga arturiana la racconto tutta. In pillole, certo… ma tutta.

Mi ascolta concentrato. Pensieroso. In fondo è il suo primo approccio con uno dei pilastri portanti della nostra cultura. E del nostro immaginario. Poi…
“Ma solo Merlino, papi? Tanto tempo fa? E altri Maghi? Più vicini a noi?”

Ci penso. La scelta è complicata. Poi, gli parlo di Raimondo di Sangro. Del Principe di San Severo. Di Cagliostro. Della Cappella di Napoli…
Quando gli racconto delle famose Macchine, quei corpi metallizzati, gli si illuminano gli occhi.
“Ci andiamo papi? Ci andiamo? Voglio vederle…”

Certo, corrispondono perfettamente al suo immaginario con una forte propensione per l’orrido. Per il neo-gotico. Zombie, vampiri. Clown assassini. L’immaginario degli adolescenti di oggi. Che cercano di evadere grazie a mostri mitici da una realtà di mostri ben più squallidi. Che ci circonda…

Senti, gli chiedo alla fine, ma perché ti interessano i Maghi?
La risposta, stavolta, è immediata.
“Perché vorrei diventare come loro… Avere i poteri… È possibile?”

Sì. Ma ci vogliono molti anni e molto studio…
Storce la bocca. La parola studio…
E poi che poteri vorresti? E perché poi?
Mi guarda fisso.

“Vorrei il potere del fuoco. E quello dell’acqua. Di chiamare fuoco e acqua con un gesto…” gli occhi brillano sempre più. E quel sorrisetto che gli affiora… Bello, ma m’inquieta…
“Così, sai papi, potrei bruciare e annegare tutti. Tutto il mondo…” ride. E se ne va…
Non sapevo di essere il padre di Cecco Angiolieri…


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