fbpx


C’è una battuta di J. S. Mill che, se non ricordo male, suona più o meno così: meglio essere un uomo triste che un maiale allegro. Meglio essere Socrate che un imbecille felice.

Un paradosso. Di quelli chi piacevano tanto a quel vecchio, acre e feroce, teorico dell’imperialismo britannico. Positivista, dicono. Ma senza quell’ottimismo da bottegai che caratterizza il positivismo francese. E ancor di più quello italiano. Realista, piuttosto. Di quel realismo spietato e senza illusioni che è quasi sempre stato a fondamento dei grandi imperi.

Amava le battute fulminanti. Come questa. E i paradossi, appunto.

Se vogliamo, la prima parte dell’assunto è Leopardiana. O meglio, Leopardi l’avrebbe condivisa. Almeno in parte. L’animale è naturaliter più felice dell’uomo. Perché soffre solo quando prova un dolore reale. Una privazione concreta. L’uomo, invece, soffre indipendentemente dal suo stato fisico. Soffre perché pensa. È il tema del Pastore errante. E la grande domanda dell’Islandese alla Natura. Certo, Leopardi non prendeva come esempio il maiale… Ma Leopardi non era feroce come Mill. Poteva essere amaro, ironico… mai crudele.

Ma torniamo al paradosso. Perché il primo assunto, quello del maiale, serve ad introdurre il secondo e conclusivo. Quello di Socrate e dell’imbecille. Che implica, però, comprendere che Socrate non è, e non può mai essere felice. E non solo nel momento in cui si vede costretto a bere la cicuta. Socrate non è mai felice. Può essere allegro. Talvolta ilare. Forse anche contento. Ma felice no. È in fondo il prezzo che deve pagare al suo Demone.

Perché Socrate aveva il grande difetto di pensare. E pensare, o meglio il pensare socratico non è il semplice rimuginare concetti, sensazioni, istinti confusi, come tutti, ordinariamente, fanno. Credendo di pensare, mentre stanno solo rimestando nel torbido della propria psiche. Pensare, per Socrate, è porsi domande. Chiare, nette, precise. E spietate. Perché nulla concedono al senso di sé, all’infinito compiacimento, indulgenza verso se stessi di cui siamo capaci. E che rappresenta la parte infera della nostra natura. Subumana, anzi, subanimale…

Ora chi invece si interroga senza infingimenti sul mondo e, soprattutto, su se stesso, non può essere felice.
Se si guarda il volto di un pensatore, si vede una maschera di dolore coagulato, disse una volta Massimo Scaligero. E lui lo sapeva bene.
Come lo sapevano bene Cioram, Gomez de Avila, Miguel de Unamumo… Come lo sapeva bene Pirandello. Ciascuno a suo modo, per dirla con il drammaturgo di Girgenti… Perché non conta il contenuto del pensiero, ma il pensare in sé. Non i concetti che si formulano, ma la forza con cui li si pensa.

Leopardi arriva a conclusioni disperate e disperanti. Di assoluto nichilismo. Unamumo approda ad un cristianesimo tragico ed eroico. Pirandello ad una contemplazione del vuoto che lo rende simile ad un asceta Taoista… I concetti, le parole pensate sono diversi, lontanissimi, addirittura antitetici…. Ma la capacità, l’intensità del pensare è la medesima. Ed è causa di sofferenza. Dolore…

Per cui molti pensano che sia decisamente meglio essere imbecilli. Che poi non significa ottusi o ritardati. Anzi, l’imbecille può apparire molto intelligente. Brillante… Solo che … beh diciamo che gli manca qualcosa. E qualcosa di fondamentale.

In latino “imbecillis” veniva riferito spregiativamente solo ai maschi. Significava debole… impotente. Perché deriva da “in baculum”, senza bastone. Inutile spiegare cosa si intendesse per “bastone” …

Bene, l’imbecille può vivere felice. E compiaciuto di sé. Ammaliare una pletora di stupidi e ottusi, fare carriera, essere considerato un esperto, un luminare. Persino governare ed essere obbedito. Ma rispetto al mondo del pensiero – l’unico reale – è come un eunuco nel grande harem del Sultano….

Socrate è un’altra cosa. Non ha una vita felice, ed è tormentato da una moglie terribile che lo considera un perdigiorno. E muore come tutti sappiamo. Però era un uomo, anzi un Uomo con la maiuscola. Ed è meglio essere un Uomo che un maiale. Come ci dice quella vecchia carogna imperialista di Stuart Mill.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST