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Oggi soffia lo Scirocco. Il cielo è terso. Di un azzurro, però, sbiadito. E la luce del tardo pomeriggio assume riflessi aurei. È la sabbia rossa del deserto, portata dal vento. Domattina la troveremo come una coltre sulle automobili parcheggiate all’aperto.

Viene da sud est lo Scirocco. Dalla martoriata Siria, sfiorando la Zacinto di Foscolo. E dalla Libia, anche. Dove lo chiamano Ghibli. È un vento strano. Barocco, lo definisce Guccini, che lo chiama anche “lurido”. Perché sporca le strade. E turba gli animi.

È infatti un vento nocivo, secondo la tradizione popolare. Non solo perché porta afa soffocante, e l’umidità intensa di cui si carica attraversando il Mediterraneo. Ma anche, e soprattutto, perché tende i nervi come corde di violino. Evoca fantasmi. Porta angoscia. Dicono che i neurolabili soffrano molte crisi in giornate come questa…

È un vento barocco, dicevamo col cantautore emiliano. Che forse riprende lo spunto dai Canti Barocchi di Lucio Piccolo…
“…irrompe la torma moresca dei venti / d’assalto prende le Porte Grandi…”
Piccolo era siciliano. E conosceva bene il Barocco e lo Scirocco. Era un principe Lucio Piccolo. Un autentico Gattopardo. Cugino, non a caso, di Tomasi di Lampedusa. Scrisse poco. Ignorato dalla cultura ufficiale e superficiale. E trascorse la vita nel palazzo avito, a picco sul mare di Sicilia. Dedito a distillare versi. E allo studio dell’esoterismo. Che erano, poi, la stessa cosa…
Torma di venti moreschi, chiama lo Scirocco. Eco, o meglio simbolo dell’invasione araba. Che ha segnato profondamente l’anima Siciliana.

Anche Dino Campana descrive, o meglio canta lo Scirocco. Uno Scirocco strano. Anomalo. Per le vie di Bologna. La Vigilia di Natale… Perché lo Scirocco è sì il vento che colora di zafferano, tra la fine dell’estate e l’autunno, i cieli siciliani. Ma può soffiare, ospite imprevisto, in ogni stagione. E in ogni luogo d’Italia. Ve ne è eco anche nell’ultimo De André. Quello in dialetto genovese. Non a caso con musiche dalle marcate cadenze arabe…

Ma torniamo al tema dell’angoscia. Che il vento porta con sé, e infiltra ovunque. Come i granelli di sabbia sahariana. Gli antichi credevano che i Venti fossero dei Numina. Degli Spiriti. E “spiretus”, non a caso, in latino significa appunto vento.
Degli esseri personali, comunque. Con dei doni. O, se vogliamo, poteri. Ogni vento aveva poteri diversi. Spesso contrastanti. Per i Greci spettava a Eolo l’onere di governarli. E armonizzarli.

Scirocco, dunque, è il Signore dell’angoscia. Ti apre una voragine dentro. Sfiancandoti e insinuandosi nel tuo animo. Prima ancora che nel corpo spossato…
È un vento, dicevo, che reca in sé il deserto. Con il suo caldo feroce. Che rende l’aria rovente e difficile da respirare. Ma dietro a quel fuoco, vi sono anche delle altre sensazioni. Colori. Quello del croco su tutti, sospeso fra il rosso e l’oro. Come se l’aria stesse subendo un processo alchemico. Di trasmutazione. E questo coinvolge le piante. Le foglie, caduche, mutano colori proprio in giornate come queste… Cangiano dal verde a tutte le tonalità del rosso, dal vermiglio al bruciato, sfumando verso il marrone… E poi compare anche l’oro. Il giallo splendente. .. Il dorato che vira nello zafferano. Che diviene cupo come una lamina battuta a caldo…
E i profumi, poi… Sensazioni olfattive. D’Annunzio parla di dolcigna afa di morte…di miele guasto… di pesche mèzze… A me sembra di avvertire anche altri odori. Quello dei fichi, i primi che sono già maturi… I fichi fioroni… e, quando sogno, anche un sentore di datteri.

È un vento che dicono porti angoscia, sottolineavo all’inizio. Ma di questi tempi, di angoscia, di paura ne circola abbondantemente per le strade. E non è portata dal vento. Bastano gli uomini. O meglio, le parvenze di uomini che vi circolano. Ma è una paura, un’angoscia… squallida. Priva di luci. Di colori. Di profumi. Di bellezza…

L’angoscia che viene con lo Scirocco è altra cosa. Fa star male i deboli, certo. Ma è anche un fuoco che ti entra nelle vene. E vi scorre come fiamma sottile. Un desiderio sotteso. Una passione ancora inespressa. Ma non per questo meno forte. Coinvolgente. In fondo, il Vento è un Numen. E il suo è uno strano dono…
Verrà, presto, l’autunno…


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