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L’ultimo quarto di Luna in congiunzione con Venere. Il resto del cielo oscuro, come solo alle quattro e mezza del mattino è dato, talvolta, vederlo. E non in città, naturalmente. In montagna. Al mare. O come qui, in Maremma…dove la notte è ancora tersa. Senza velo di foschia
A quest’ora le stelle sono ormai svanite. E la Via Lattea non è più distinguibile. Solo quel quarto di Luna. E Venere, mai così splendente. È il momento in cui comprendi davvero perché gli antichi la nominarono Lucifero…

La mezza Luna e la Stella. Il cielo, ora, sembra una bandiera dell’Islam. Una bandiera insolita. Ché, usualmente, il colore è il verde. Talvolta il rosso… Però il nero mi ricorda gli Almoravavidi, contro i quali si battè come leone di Castiglia Rodrigo Diaz de Bivar. Il Cid Campeador. Che cadde alle porte di Valencia. Mettendo in fuga il nemico anche da morto. Un epos, la Riconquista, che a noi manca. E che marca la differenza tra l’anima spagnola e quella italiana…
Ma questo drappo nero mi fa pensare anche ad uno straordinario romanzo ucronico di Farneti. Attacco all’Occidente. Le orde di un misterioso Califfo Nero che invadevano l’Europa. Erano gli anni ’90. E l’ ISIS ancora molto lontana…

Ma questi sono pensieri vaghi. Neppure pensieri, forse. Echi di memorie. Un sovvenire come onde nella risacca…

Ciò che conta è che questo è l’ultimo quarto di luna. E presto verrà il Novilunio. E poi settembre. Già i colori stanno mutando. Le foglie assumono sfumature dorate, a tratti già rosseggianti. Il croco e il rame cominciano a contendere con lo smeraldo… i prati non sono più di un verde uniforme e brillante. Il giallo si afferma a chiazze. Poi dilaga.

I profumi sono diversi. Qui quello suadente della lavanda e quello acuto de rosmarino prevalgono. Sovrastando quello delle ultime rose, selvatiche, roselline stente ancorché belle nell’aurora…

Ma è soprattutto il Cielo ad essere cambiato. E con il Cielo l’aria che si respira. Fresca nell’aurora, anche se poi, nel corso del giorno, la calura tende ancora a prevalere. E dà l’illusione che l’estate ancora non volga al termine…
Ma basta alzare gli occhi all’alba. E guardare le nubi. Strane. Diverse… Rade piccole nubi, seminate a schiera nel cielo del mattino. Rosate. Sembra un soffitto affrescato dal Tiepolo. Un mondo filtrato dai pastelli. Una sensazione di quiete. Di tersa serenità. Forse un’eco remoto dell’Eden…

Ma è ancora notte. E l’ultimo quarto di Luna sembra accogliere la luce de Venere. Il pensiero, o meglio questo fantasticare, ancora parzialmente avvolto dal sonno, prende i sentieri, contorti, del mito…
Diana e Venere. Come nel Marino. Il destino di Adone, legato al sangue e alla rosa. Atteone e i neri cani della passione inappagata. Inappagabile.

Poi, come dicevo, sarà il Novilunio. E aprirà le porte alla Vendemmia. All’equinozio. Cambieranno i sapori sulle tavole. Sento, o meglio mi sembra di avvertire sulle papille gustative il pane casereccio e il burro de malga. E la marmellata di fichi, che già in questi giorni ribolle nelle pentole…

È l’aurora. Un cane abbaia. Saluta il Sole…


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