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Hai preparato stanotte un bacile d’acqua con fiori e piante?” Mi chiede all’improvviso un’amica…

Già, è passato San Giovanni e siamo entrati in estate. Strana estate, che si avverte quasi solo per il calore del sole. Perché ancora gli uomini si aggirano chiusi in se stessi. Prigionieri delle loro paure. Del perdurante inverno del loro scontento… per citare, ancora una volta, Shakespeare…

Che, come sempre, ha qualcosa di appropriato da dirci. La paura indotta mediaticamente, le regole assurde imposte per farla perdurare questa paura, il governo del Terrore sanitario… costringono gli uomini dentro se stessi. Li isolano. Non tanto dagli altri, quanto dalla natura. Dal Cosmo. Prigionieri della loro mente. Delle loro preoccupazioni. Mentre l’estate dovrebbe essere la stagione in cui ci si apre alla percezione. E in cui si sperimenta, almeno subconsciamente, l’andare oltre i limiti del corpo materico.

La mia amica, forse, è una strega. Non so se ne sia davvero cosciente. Tra noi si aggirano streghe, Signore dei Sidh, antiche divinità femminili in forma di donna. Appaiono normali ai più. E il più delle volte. Ma ci sono momenti in cui… si rivelano. Sovente senza volerlo.
L’inizio dell’estate è uno di questi.

L’acqua. I fiori. Le erbe. Rito di purificazione. Lustratio, per dirla coi Romani. L’acqua, in una pozza nel fitto bosco, o simulata in un bacile, deve riflettere la Luna. Il che significa evocarla. Far discendere la Cacciatrice sulla terra. E seguire il suo vagare. Contemplarla. Vicina. Eppure sempre Irraggiungibile.

Le erbe sono molte. La stagione è rigogliosa. Il ribes rosso. Dona la vista. Risana. E ti rende capace di vedere oltre il limite…..

La felce. Effimera. Come un raggio di sole. È la pianta dell’oro. Rivela i tesori nascosti. Le pentole sepolte dai folletti nei luoghi più impensabili. Le miniere dei Nani.

L’iperico. La pianta che dona una strana forma di ebrezza. Che ti trascina fuori dal corpo. E l’Artemisia, gradita a Diana come dono. Forse se Atteone ne avesse colto un ramo e lo avesse offerto alla Dea non avrebbe conosciuto il morso dei cani neri, per aver osato troppo…

E l’erica, i cui fiori sono i cappucci degli Elfi. Se ti addormenti su un prato di erica, puoi venire rapito. E trascorrere anni nel Reame Segreto delle fate… E poi ancora il fiore dell’aglio che fuga mostri e incubi.

Ma tu cosa hai raccolto stanotte?” chiede ancora la mia amica.
Io ho cercato l’aglio per scacciare i mostri che ci circondano. Le paure che imperversano. E che assumono l’aspetto di grottesche e ridicole parodie di umani, mascherati. E privi ormai di vita e anima.

Solo quello? Solo l’aglio? Non vuoi dunque altro? Non chiedi altro a questa Estate?”.
Scuoto il capo. No, ho cercato anche un prato di erica. Perché vorrei davvero dormire. Ed entrare in quel regno, per ciò che resta del mio tempo…

Ma sei ancora qui.. quindi.. Null’altro?
Ho cercato anche l’Artemisia. Perché almeno per una volta vorrei contemplare Diana nuda…
Hai cercato… Ma se non l’hai trovata, che farai?
Sorrido. E non rispondo.


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