fbpx


Esami di Stato. Quelli che, un tempo, si chiamavano di Maturità. Il cambio di denominazione, recente anche se non recentissimo, è di per sé significativo. Ormai conta solo l’atto burocratico. Della maturità dell’allievo, del suo essere pronto ad affrontare la vita, non interessa più a nessuno.

Per altro, se penso agli ultimi collegi dei docenti, mi rendo conto che per verificare la maturità altrui, bisognerebbe aver realizzato la propria. E la maturità, in questa scuola, non è requisito necessario per fare il docente. Insieme alla cultura e all’intelligenza delle cose, per altro..

Comunque, Esami. E in presenza, come si suol dire ora. Nell’era della DAD, il virtuale e l’effimero. L’inconsistenza. Il nulla elevato a didattica moderna.
Esami in presenza. Hanno fatto di tutto per evitarli. Ma sono in Costituzione. E quindi… Un collega più giovane, in riunione virtuale, dice: ma nel ’45 non li hanno fatti. Testa da amoli! Per i non veneti, susine particolarmente dure, ottime per sgrassare il bisato. L’ Anguilla.

Nel ’45, l’ Italia era distrutta dai bombardamenti alleati. C’era la guerra civile ancora. E poi non c’era nessuna costituzione. Solo gli ultimi rantoli agonici dello Statuto. Che essendo stato scritto da gente seria non si occupava di esami… E questo insegna storia, ovviamente. E pretende di verificare gli allievi su Cittadinanza & Costituzione….

Comunque, Esami in presenza. Ma col distanziamento.. Useremo le palestre o l’aula magna, o i laboratori. Sempre che vi siano e siano agibili. Mi spiace per i topi. E per funghi e licheni. Con le “sanificazioni” – altro orrore nella neo-lingua post pandemia – rischiamo di distruggere il loro habitat pluridecennale…

E noi docenti dovremo avere maschera, visiera, guanti. In alcune scuole lo studente sarà addirittura protetto da una lastra di plexiglas… Le apprensive mamme possono stare serene. E continuare ad adorare Conte, che in tre mesi ha distrutto l’avvenire dei loro spaventati pargoletti….

In buona sostanza noi docenti saremo bardati come astronauti. O meglio come palombari ciclisti… Che, per inciso, sono esistiti ed esistono ancora per davvero. Echi tardi del Futurismo…

Comunque l’idea non mi piace affatto. E non solo perché nell’afa dell’estate romana si rischia la pelle per mascherine e ammenicoli vari molto più che per l’ormai fantomatico COVID 19…

Il fatto è che io, per interrogare uno studente devo poterlo guardare in volto. E lui deve poter guardare me. È un interscambio, una relazione essenziale.

L’espressione degli occhi, la piega della bocca, il rossore o pallore delle gote… ti dicono molto più delle parole. Ti dicono se ha capito davvero quello che sta dicendo. Se è una mera ripetizione mnemonica. O se quelle parole adombrano un ragionamento, un’esperienza intellettuale. Estetica. Tra due che mi ripetono con discreta esattezza la lezione su La pioggia nel Pineto, può intercorrere una grande differenza. Che è nello sguardo. Nel volto. Non nelle parole o nei concetti che esprimono.

Uno annoiato. Sa tutto, e non vede l’ora di finire. Per dimenticare.
L’altro meno preciso… ma a quel Taci, sulla soglia de bosco non odo… i suoi occhi si illuminano. Sente la bellezza. Avverte una vibrazione emozionale…
Non dimenticherà. Qualsiasi cosa vada a fare nel futuro.
E sono i momenti in cui mi sembra davvero di aver insegnato qualcosa. Nonostante tutto…

Già, ma io sono fuori tempo. Inadatto a questa scuola. Pretenderei ancora che insegnare sia trasmettere qualcosa. Evocare emozioni. Far ricordare. Insomma, sono rimasto a Platone. E credo di stare ancora lì per esaminare la Maturità…

La scuola ormai appartiene a quelli che non distinguono Statuto Albertino e Costituzione. E che in DAD vivevano felici e contenti…


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST