fbpx


Corrado Augias è una bella penna. Elegante e intelligente. Molti, moltissimi anni fa, lessi con autentico diletto i suoi romanzi “gialli”. Originali, anche perché ambientati in una Roma Belle Epoque, e con protagonista il commissario Sperelli. Fittizio fratello minore dell’Andrea Sperelli del Piacere dannunziano. Un gioco letterario. Intelligente ed elegante, come dicevo. Conduceva anche una trasmissione originale, Telefono Giallo. Sempre sul tema delitti ecc…

Insomma, Augias aveva una sua precisa dimensione. Una sua strada. E sinceramente rimpiango che non abbia continuato a seguirla…

Poi, però, si è impallinato con la teologia. La Storia Sacra. L’esegesi evangelica…. Roba da Beda il Venerabile. Da Teodorico di Chartres. O, per venire ai nostri tempi, da Hugo von Balthazar…. Roba che richiede una vita di dedizione assoluta. Studio indefesso. Meditazione nel silenzio umbratile di un chiostro…

Ma il nostro è caduto nell’equivoco di molti atei e agnostici intelligenti. Penso al suo amico Odifreddi. Che basti un’intelligenza acuta, e un po’ superficiale, per giudicare, smontare, decostruire una tradizione religiosa millenaria. Irridendola. Equivoco che era già stato di molti illuministi. Che, tuttavia, avevano fondamenta ben più solide. E ragioni meno superficiali e mediatiche…
Comunque, contenti loro… Peccato, solo, per la letteratura giallistica italiana…

Però Augias, l’altro giorno, ne ha sparata una davvero troppo grossa. Ha detto, papale papale, che rimuovere i Crocifissi non dovrebbe costituire un problema. Perché il Crocifisso è un simbolo “insignificante”. Vedo l’ombra di quel vecchio, e arrabbiato, anticlericale di Benedetto Croce agitarsi. E chiedere: ma io che lo ho scritto a fare “Perché non possiamo non dirci cristiani”? Studiare un po’ prima di parlare no, eh ragazzi? “.

Ma Croce non sapeva nulla del Blake Lives Matters, della nuova moda pseudo iconoclasta, di Achille, il biondo eroe giunto dall’Epiro trasformato televisivamente in un guerriero Zulu, delle statue di Colombo abbattute, di vescovi che sostengono che va rivista tutta l’iconografia sacra in chiave anti-razzista, di Calimero considerato un pericoloso seminatore di odio razziale…

Croce non lo sapeva, per sua fortuna. Ma Augias e gli altri intellettuali alla moda, che inseguono le mode, sì, lo sanno bene. E si adeguano, per convinzione e/o interesse. Si adeguano sino al limite dell’assurdo. E oltre quello del ridicolo…

Perché tu puoi non essere cristiano, professare l’ateismo e l’agnosticismo, essere pagano o buddhista e anche satanista, ma se affermi che il Crocifisso è insignificante dici un’enorme fregnaccia.
In primo luogo perché un simbolo, per sua natura, non può essere insignificante. E Sigieri di Brabante, maestro di sillogismi, ti bacchetterebbe severamente sulle mani.
In seconda istanza perché la Croce è evidentemente uno dei simboli più potenti della storia. Uno di quei simboli che la storia l’hanno forgiata.

E non è necessario riaprire l’ormai vecchia, e frusta, polemica sulle Crociate. Sulla Vandea. O, piu vicino a noi, ricordare i Christeros messicani…. Basta andare a farsi un giro non nelle grandi città, ove sorgono duomi e cattedrali, ma nei borghi, nei paesi di campagna, in quelli, spesso ormai spopolati delle montagne… E entrare in chiese , chiesette, cappelle…. La presenza del Crocifisso è costante, in un’infinità di declinazioni . Capolavori di grandi maestri della scultura in legno come il Lotto, e oscuri artigiani i cui nomi si perdono nelle nebbie di un passato privo di anagrafe…

Documenti comunque non solo di una devozione popolare ormai riposta nella sola memoria, ma anche, e soprattutto, di un immaginario comune del quale il Crocifisso è un elemento fondamentale…

Forse nessuno, nell’età moderna, ha saputo meglio decifrare e, al contempo, esprimere il pervadente significato, culturale ed emotivo, del Crocifisso di Miguel de Unamumo. Leggete il suo “Lo scandalo della Croce” e, forse, comprenderete come il Crocifisso rappresenti una sfida che va molto al di là di una religione formale. E per certi versi della stessa fede.
Anche perché rappresenta il punto d’arrivo di una lunghissima teoria di miti di morte e resurrezione.
Osiride, Adone, Dioniso, Balder… La storia del Dio che si fa umano e si sacrifica. Che muore e poi risorge. Centro di tutti i Misteri in cui si coltivava la speranza di una vita dell’anima dopo la morte. E si educava l’uomo ad affrontare con coraggio la grande, estrema prova…

Il Crocifisso è appunto il simbolo, il punto d’arrivo di tutte queste storie. Di tante diverse narrazioni. Di miti, di paure, di speranze…

Insignificante? Forse solo per coloro che come unico simbolo significante vedono, oggi, la disgustosa mascherina da batrace con cui coprono il loro volto. Nell’illusione che questa garantisca loro una, impossibile quanto inutile, immortalità fisica….


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST