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Ho appena firmato i quadri dei voti dopo gli scrutini. Per la prima volta, in quasi quarant’anni, senza usare una penna. Un codice. Firma digitale. Scrutini su piattaforma meet. Non in presenza.

Estrema propaggine della, fantomatica, DAD. La didattica a distanza che tanto piace all’ineffabile Ministra. E anche a molti docenti che trovano comodo starsene in poltrona, in pigiama, e far finta di lavorare…

Si vabbè, mi si dirà , ma stavolta stai proprio a cercare il pelo nell’uovo… Fare gli scrutini a distanza, firmare tabelloni virtuali, che genitori e allievi potranno comodamente vedere sullo smartphone, mica fa danno a nessuno… Anzi, è il progresso che avanza…

Probabilmente hanno ragione. Sono io un dinosauro fuori tempo, ancora in una scuola, che decisamente più non m’appartiene e alla quale più non appartengo, solo per la gentilezza della Signora Fornero…che temeva mi annoiassi troppo a passare le mattine guardando i cantieri…

Tuttavia mi sento un po’ come il Tristano di Leopardi. Posso riconoscere che gli altri abbiano ragione da vendere. Però resto infelice lo stesso. O se infelice è parola troppo grossa, per lo meno scontento. Molto scontento.

Perché a me i famosi, famigerati quadri mancano. E mancheranno, soprattutto, ai ragazzi. Anche a quelli che stenteranno a rendersene pienamente conto.

L’attesa trepidante dell’affissione. L’apertura dei cancelli. L’assieparsi intorno a quel foglio di carta affisso.. Il cercare i segni rossi prima. E soprattutto la fatidica dizione: Ammesso. Alla classe successiva o all’esame. Infine anche i voti nelle singole discipline. Le maledizioni contro quel bastardo di Matematica o di Latino che mi ha tolto un voto, mentre a quella li, solo perché ha un bel c… ne ha regalati almeno due… I sospiri di sollievo. Le urla scomposte: è andata!… qualche lacrima…

Riti di passaggio. Ne ho già parlato. Che quest’anno vengono proibiti. Soprattutto viene proibita la condivisione delle emozioni. Dell’ansia. Della gioia e del dolore. Il segno, tangibile, della società priva di socialità. Automatizzata. Distanziata. Sostanzialmente inumana. Quella che Conte e i suoi zeloti vorrebbero imporci.
Intanto hanno negato ai ragazzi di quest’anno emozioni. E ricordi.

Di ricordi io, ormai a fine carriera – sempre che insegnare si possa definire una carriera – ne ho molti. Chiaroscurali.
L’allievo respinto che fuggì disperato, urlando che voleva farla finita. Passammo ore, fino quasi a sera, setacciando con suoi compagni l’argine del fiume. Poi lo trovammo. Seduto in un angolo. Fissava lo scorrere dell’acqua. Un anno non è molto gli dissi a bassa voce. Serve a maturare. L’acqua fluisce rapidamente. Non avere fretta. Ora è un ingegnere specializzato in domotica…

Un altro. Avevo appena appeso i quadri. Toccava a me in assenza del preside. Mi giro e me lo trovo davanti. Alle 8 di mattina. Mi sa che aveva dormito sulle scalinate della scuola.
Bello rubizzo, paffuto e riccioluto. Come dipinto da Rubens. Mi guarda con occhio interrogativo. E dice: “Impira’?” non credo sia necessaria la traduzione…
Annuisco.
Un momento di silenzio. Poi…
Ok prof. Sarà un piacere passare un altro anno con lei…
Cosa faccia oggi non lo so. All’epoca il suo grande interesse era il tennis.. . Ogni tanto mi scrive su fb. Ha figli. Ed ormai passato la cinquantina…

Una turba di ricordi. Di volti, di occhi. Di nomi che a volte stento, ormai, ad associare…

E mi domando cosa mi resterà di questa fine anno… Forse solo le imprecazioni perché la firma digitale non funzionava.
Forse nemmeno questo….


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