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Provo a raccontare le fiabe a mio figlio. Mi sono sempre piaciute le fiabe. E l’idea di poterle raccontare a un bambino che ti ascolta con gli occhi sgranati… beh, diciamo che era una delle (in verità poche) fantasie che occasionalmente mi facevo sulla paternità… prima di diventare padre.

Ma ora un figlio ce l’ho davvero. E, quindi, lo posso fare. Solo che…
Dunque, comincio con Cappuccetto Rosso. La mamma. La nonna. Il sentiero nel bosco. Il lupo. Il cacciatore…

Lui mi guarda strano.
“Scusa, papi… Ma sto lupo non c’aveva i denti?”.
Eccome se ce li aveva. Delle zanne lunghe lunghe. E affilate come rasoi…
“E allora perché non se le è masticate quelle due ? Perché poi, quando il Cacciatore lo spanza saltano fuori intere…” dice proprio “spanza”… accidenti a Roma… Mi sta a diventare un coatto…

Cambio fiaba. Forse è più adatta Hansel e Gretel. Comincio. Il bosco. I bambini abbandonati, la casa di dolciumi. La strega. Il forno…

“Scusa papi – mi guarda in tralice – ma perché, poi, Hansel e Gretel, quando tornano dai genitori, non li cacciano anche loro dentro a un forno? O non li fanno a pezzi? Era tutta colpa loro se avevano rischiato… Perché non erano dei bravi genitori… La strega, in fondo, faceva la strega… Il mestiere suo… “

Fiaba sbagliata. Sbagliatissima. Con lui poi… Che direbbe la psicologa? Che sono delicato come un elefante in una cristalleria…

La prendo da un altro lato. Biancaneve. Crimilde. I sette nani. La mela. Il principe…
” Senti papi, io ho visto il cartone. E i fumetti. E ti devo dire che quello Specchio Magico era scemo. Crimilde, la regina, era molto, ma molto più gnocca di Biancaneve… Se fossi stato io il principe…”

Lo guardo esterrefatto. Ma che diavolo sta diventando? Altro che coatto… Sarà colpa di tutti quegli zombie, mostri e killer di cui è appassionato come la maggior parte dei suoi coetanei…
Poi ci penso un po’ su. E ricordo me stesso alla sua età. “I racconti di Zio Tibia”, fumetti dell’orrore, vampiri, licantropi… Altro che Cucciolo che balla con Biancaneve…
E poi mi rendo conto di una cosa. Non gli sto raccontando delle vere favole. Ma la loro versione edulcorata. La, gioiosa, melassa disneyana… Eppure ho ben letto i Grimm…

Mi riprendo e ricomincio. Questa volta senza tanti infingimenti.
Cappuccetto Rosso torna ad essere una storia piena di magia crudele. Di suggestioni sciamaniche. Di caccia feroce… primitiva. Tanto che alcuni studiosi ritengono che sia una sorta di mito archetipico. Che potrebbe addirittura risalire ai cacciatori del paleolitico. E ai loro riti…

Hansel e Gretel sono un racconto crudele di abbandono. Di cannibalismo. Di lotta spietata per la sopravvivenza…

I Sette Nani dei briganti guerrieri che si nascondono nelle grotte. E che fanno a pezzi la regina a colpi d’ascia. Sono i Nani di Tolkien, non quelli di Disney…

Mio figlio adesso mi ascolta rapito. E i suoi occhi neri hanno un brillio diverso. Intenso. Queste sono le fiabe vere. Quelle che ti insegnano a vivere. Che ti temprano.
Finisco di raccontare e guardo dalla finestra. Vedo, nella calura agostana, alcuni ragazzi aggirarsi con la mascherina. L’aria insicura. Spaventata. Fragili…

Faccio per andarmene. Mi richiama
“Papi, e che dici di Crimilde?” mi sta sorridendo con aria furba.
Hai ragione. Anche secondo me è molto, molto più gnocca lei di Biancaneve.


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