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“La casa delle belle addormentate” è un romanzo breve di Yashunari Kawabata. Un piccolo, luminoso, diamante. Ed uno dei massimi capolavori della letteratura erotica. Una “Casa da tè”, ovvero un bordello di lusso. Dove, però, il sesso non viene consumato. Uomini, prevalentemente anziani e ormai impotenti, passano ore in una camera con bellissime fanciulle completamente nude. E profondamente addormentate da una potente droga. Le contemplano. Annusano. Sfiorano. Nulla più…. Trasfigurazione poetica di un elemento caratteristico dell’erotismo giapponese. Fondato sul desiderio, che si esalta nella percezione sensoriale, non sull’appagamento del desiderio stesso.
Caratteristica che Kawabata declina nel modo più poetico, con una narrazione sottile e di rara eleganza. Calligrafica, la oserei definire. Marquez ne ha trattato ispirazione, diciamo così, per le sue “Memorie delle mie puttane tristi”. Dove , però, di raffinata eleganza se ne intravede davvero poca…

Guardare e non toccare. Tema non del tutto estraneo neppure alla cultura occidentale. In Ovidio, nell’Ars Amatoria, ne troviamo esempi straordinari… È la tecnica, l’arte appunto, di trarre il massimo piacere dalla pura esaltazione della percezione sensoriale. Dilatando e differendo nel tempo il mero appagamento… Per essere espliciti, il coito. Cui, sempre secondo Ovidio, segue inevitabilmente un momento di profonda tristezza. Un senso incombente di caducità. Di morte.

Il poeta di Sulmona rappresenta il Magister dell’arte occidentale di Amare. Da lui derivano tutti. Dante e Petrarca, Arnaut Danielle e Marino. Per fare solo alcuni nomi. Ma ci potrei mettere dentro anche il Goethe di Marienbad, lo Shakespeare dei sonetti, il Pound del Libro di Hilda…. Dietro, sullo sfondo, c’è sempre lui. Declinato in un’infinità di modi.

E tuttavia lo vorrei vedere, oggi, Ovidio. Lo vorrei vedere spiegare l’arte di sedurre una donna nell’era del “distanziamento” sociale. Quando si deve stare, per normativa, ad un metro di distanza da, cito testualmente, “bocca a bocca”. Quando devi tenere le distanze in pubblico nei locali. Non toccare, non baciare, neppure sulle guance. Altrimenti c’è sempre una qualche spia da balcone pronta a denunciarti…

Vabbè, mi si potrebbe dire, ma nella riservatezza di quattro mura… Ma io non sto parlando della copula. Sto parlando d’altro. Della seduzione, o, se si preferisce, del corteggiamento. Dell’Ars Amatoria, che in buona sostanza questo è. Non il puro e semplice… accoppiamento.

Dunque, vediamo. Tu conosci una donna… interessante. Che le dici? Andiamo in camera? E lei accetta? Beh, non è il tipo che, solitamente, sono uso frequentare. Né la donna di cui parla Ovidio, per altro.
In genere la si invita, per bere qualcosa. O a cena. Versione moderna dell’ovidiano sedurre una donna a teatro. O a banchetto.
Ti incontri. La saluti. E già qui iniziano i problemi. Le dai la mano? Con i guanti di lattice? Baciamano, antiquato, o più moderno bacino di saluto sulle guance sono visti male. Disdicevole. Al limite del reato. Puoi strofinare il tuo gomito contro il suo. Secondo il novello Galateo dei virologi alla moda. Ma, a quel punto, a me viene già da ridere. Mi sembra di essere in Frankestein junior. E sinceramente non è una pellicola che solletichi una qualche vena di erotismo.
Entri nel locale. Ti siedi, distante da lei. Altrimenti il gestore interviene perché teme multe o peggio…. Scena da “Totò e le donne”. E due amanti, o aspiranti tali, seduti a tavolini diversi. Si parlano con le schiene girate. Per non farsi scoprire.
Di male in peggio… Ormai siamo alle comiche. E se ridere fa bene all’eros, il ridicolo lo smonta. Completamente.
Puoi parlare, certo. Ed ascoltare la tua voce. Ma non puoi prenderle la mano, neppure fugacemente. Di carezze rubate neppure a parlarne. Di baci…. Perfino il suo profumo, a quella distanza, si fa vago. Si confonde con quello del caffè. O peggio…

Insomma, dei cinque sensi che sono rappresentati nel Castello di Venere descritto dal Marino, te ne sono concessi solo due. La vista e l’udito. Sempre che tu non abbia sbagliato locale, e non vi sia una Musica assordante… Ti sono negati olfatto, gusto e tatto. Completamente.

E allora, appunto, vorrei fare quattro chiacchiere con Ovidio. O con il Cavalier Marino. E chiedere lumi. Che fare? Hanno più possibilità i vecchi del romanzo di Kawabata di noi, sudditi davvero impotenti della più assurda, e stupida, delle tirannidi.
Oh, certo. C’è sempre la chiave di lettura stilnovista. Dante e Beatrice. Cavalcanti e Vanna…
Oppure, come dicono i miei coatti, ce sta sempre youporne, professo’… Ma chissà perché, la cosa non mi rallegra. Non ho l’età, né la cultura, per il sesso virtuale e distanziato. Lo trovo cosa triste. E deprimente. Beatrice? Vanna? Quella però dev’essere una scelta. Una ascesi del desiderio. Dell’immaginazione e del sentire. E della volontà, soprattutto. Non può venire imposta con un DPCM…


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