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Il Solstizio è trascorso ormai. E, anche se per ora in modo impercettibile, le giornate cominciano ad accorciarsi. Avremmo dovuto accendere fuochi nella notte, per celebrare il Sole al suo culmine. E per salutarlo, all’inizio della sua discesa.

Avremmo dovuto danzare. E bere vino ed idromele. Danzare sino allo sfinimento ed abbandonarci, poi, sui prati. Al riposo o all’eros.
Perché era Litha, come ci dice Beda il Venerabile. La Notte di Mezza Estate, secondo Shakespeare.

E in questa, la vita e gli amori degli uomini si intrecciano con quelle degli esseri fatati. Oberon e Titania intessono i loro giochi. Puck vola, distribuendo sugli occhi dei dormienti rugiade magiche. Qualcuno si potrebbe ritrovare con una testa di asino… E magari venire chiamato in qualche Task Force governativa…

E allora, che tu sia un guerriero stanco di battaglie, un Fianna che vaga nel bosco. O un umile chierico, artigiano della penna, ti è dato forse di incontrare in una radura una dama del Sidh, che coglie i fiori, ne adorna le chiome ramate, e danza nel cono della Luna…
La tua vita non sarà più quella di prima.
È stata una notte magica. Una notte di poesia e fantasia.

Per i cristiani è San Giovanni. E le fanciulle, un tempo, mettevano vesti verde splendente. Come la Figlia di Jorio. E le streghe si radunavano intorno all’antico Noce di Benevento. Ebbre ed allegre.

Il Solstizio d’Estate ha sempre avuto una sottesa, possente intensità erotica. La natura è al suo culmine. Gli alberi carichi di frutta. Pesche, albicocche… i primi fichi… I sensi sono accesi da un’infinità di sensazioni, profumi, sapori… È come se uscissimo dai limiti del corpo. E ci espandessimo nel cosmo circostante. Diventiamo tutt’uno con la natura. Ancora la pioggia nel pineto… La simbiosi tra uomo e piante. E tra uomo e donna. Il culmine del desiderio. Un erotismo che si fa superamento dei limiti dell’umano…

Per la Chiesa è stato difficile cristianizzare il Solstizio d’Estate. In inverno ha potuto porre e imporre il Natale. La festa della nascita. Della luce nascente. Che è festa che si celebra nell’intimo dell’uomo, chiuso in sé stesso. Mentre fuori tutto appare gelido e morto…
Ma in Estate… La luce è al suo apice e già annuncia il suo declino. Cogliere l’attimo diventa imperativo.

L’eros non è un istinto celato nei recessi oscuri del corpo. Deborda. Fluisce dalla e nella natura. Supera i limiti fisici. Diventa Meta-fisico.

Rileggo, come spesso in questa stagione, D’Annunzio. L’Alcyone. Il canto dell’Estate. Pervaso di erotismo. Un erotismo magico. Panico. Perché ti conduce oltre i limiti dell’umano. E il Gran Dio Pan riemerge possente dalle nebbie del passato. Mentre fate e streghe danzano insieme.

Per questo la Notte di Mezza Estate è sempre stata in odio a puritani e bigotti. Quelli che vogliono rinchiudere l’uomo nei limiti del corpo. E tenerlo lì, prigioniero. Ieri con la paura dell’inferno. Oggi con quella del virus..

Assaggio uno dei primi fichi. E respiro profondamente l’aria della notte. Profuma di glicine. Ed ha un vago sentore di vino.


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