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Le lacrime? Credo che sia davvero difficile definirle. Sono qualcosa che sfugge alla ragione, che afferisce ad una sfera di pura emozione.

Però aveva ragione tuo padre cara Cristiana – o, se preferisci, avvocato Parnigotto – le persone forti piangono. Non si vergognano delle lacrime, perché non si vergognano delle emozioni. In quanto sono emozioni autentiche. Forti come loro.

Achille piange per l’oltraggio recatogli da Agamennone che gli ha sottratto Briseide. Piange in riva al mare. E la madre Teti sorge dalle acque per consolarlo.. Non piange per amore, però, ma per l’onore ferito.

A piangere per amore saranno Catullo e, soprattutto, gli elegiaci. Che portano il tema originario del Threnos, il compianto funebre, nella poesia erotica. Tibullo, soprattutto, e Properzio. Meno Ovidio, se non in qualche passaggio stereotipo. Troppo giocosa ed ariosa la sua visione dell’eros. Avrà tempo di piangere poi, per ben altre ragioni, relegato a Tomi, in esilio. I Tristia sono quelle lacrime.

Piangono i poeti romanzi, anche se non tutti. Rudel, che tanto mi è caro, per l’irraggiungibile Melisande. Piange Dante per Beatrice. E piangono Paolo e Francesca, i disperati ma non pentiti amanti trascinati in eterno dal vento avernale.

Piange Petrarca per Laura. E sulle sue orme Bembo e gli altri per le donne amate. Ma sono lacrime che ci suonano un po’ come moneta falsa. Il Rinascimento è poco portato al pianto; e gioia di vivere, allegria, come nel Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico. Fa eccezione Gaspara Stampa forse la voce più autentica del nostro ‘500. Tutte le sue lacrime e i suoi versi – splendido “vivere ardendo e non sentire il male” – per l’ amato Collatino di Collalto. Lui era un nobile arrogante e stolto. Lei una donna di straordinaria ricchezza interiore. E una grande poetessa. “Saffo novella” la definisce, piangendone la prematura morte, Benedetto Varchi in un sonetto indirizzato al Della Casa.

Nel Barocco a piangere sono soprattutto le pie donne e la Vergine ai piedi della Croce. Poi i libertini. Che non conoscono le lacrime, ma le fanno versare copiose alle loro ingenue prede. Quando Valmont ne resterà toccato, non piangerà’. Andrà in cerca della morte in duello. Lo so, ne ho già parlato varie volte. Ma che vuoi farci, ho le mie fissazioni. E una certa età, aggiungerà il nostro direttore.

A piangere copiosamente saranno i Romantici. Per amore e per passione civile, che sovente si confondono. Come nell’Ortis. E piange Leopardi di fronte al destino dell’uomo. E per un amore impossibile, nella Sera del dì di Festa.

Il ‘900, a poco a poco, ha disimparato a piangere. È prevalsa l’ idea che la vera forza sia non manifestare le emozioni. Da lì al non provare più emozioni autentiche il passo è stato breve. E rovinoso. Portando all’attuale deserto di sentimenti e ai moderni automi mossi solo da basse pulsioni.

Si potrebbe continuare. Innumerevoli gli esempi di lacrime in arte e letteratura. Ma sarebbe pestare acqua nel mortaio. E poi l’aspetto puramente emozionale delle lacrime l’hai già narrato anche troppo bene tu nel tuo pezzo.

Un’unica chiosa. Versare lacrime per amore molte volte è sterile ed ingiusto. A meno che non siano come quelle della stupenda Kim Novak in “Una strega in Paradiso”. Perché sono lacrime di gioia per aver riscoperto la propria umanità.


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