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Una mia allieva mi chiede : “Ma secondo lei, prof, esiste l’amicizia tra uomini e donne?”. E sorride. Sorriso velato di scetticismo. Presto per la sua età.. Sto spiegando lo Stilnovo, Cavalcanti, Dante, la Donna. L’Amica.

È una di quelle domande che ogni tanto emergono coi ragazzi. E che ti costringono ad interrogarti. Perché una vera risposta non c’è l’hai.

L’amicizia tra uomo e donna è tema complesso. Perché non è mai priva di sottintesi. Di parole non dette. E sovente mai confessate neppure a sé stessi. Il concetto di amicizia è, in origine, maschile. Un sentimento, o più precisamente un legame riservato agli uomini. Scipione Emiliano e Gaio Lelio: amicizia come legame più forte di quelli di sangue e, al contempo, condivisione di idee, fini. Obiettivi. Il fondamento della società romana. E di quella greca.

Innumerevoli gli esempi nel mito e nella storia. Non compaiono, invece, esempi di amicizia fra donne. Quello di Saffo con le sue allieve nel Tiaso era rapporto fra maestra e discepole. Altra forma dell’amore, ma non amicizia.

È la poesia stilnovista che definisce la donna amata anche come l’Amica. Rigorosamente con la maiuscola. Senza sottintesi ambigui, anzi ad indicare la nobiltà e la purezza del sentimento. Perché l’amicizia è, appunto, la forma di amore più puro, privo di secondi fini. Esente da ogni volgarità. E quindi durevole. Se si vuole, eterno.

Ma tra uomo e donna è cosa non facile. Ardua. Il desiderio è sempre pronto ad insinuarsi in tali relazioni. Con effetti a volte fausti, altre distruttivi. Sempre, comunque, deflagranti. Per ridurla in soldoni, non mi è mai capitato di sbirciare le gambe di un amico uomo…

Eppure quella fra uomo e donna è un’amicizia che, quando si realizza, non ha pari. È un legame di confidenza unico. Di una forza coinvolgente straordinaria.

L’Amica diviene qualcosa che va al di là della passione, che, per sua natura, è momentanea, quindi caduca. Eppure non esclude la passione. Semplicemente la purifica. La trasforma in luce. “L’amico mio e non della ventura” dice di Dante Beatrice, parlando con Virgilio nel II dell’Inferno. Dove con “ventura” si intende, forse, lo scorrere dell’esistenza ordinaria, con i suoi alti e bassi, illusioni e disillusioni. L’Amica per gli stilnovisti era posta al di là di tutto questo. Quindi perfetta.

Furono i romantici a volere di più. Molto di più. L’Amica, l’amante, la compagna di vita. Tutto in un’ unica donna. “La nostra vita non è un sogno, ma lo diventerà” scrive Novalis. E la Donna, l’Amica /Amata assoluta, rappresenta, appunto, quel tendere al sogno.

Alla fine si torna sempre a Platone, a quel discobolo dalle larghe spalle da cui tutto ha avuto inizio.

L’eros non è il momentaneo appagamento dei sensi. È un anelito a fondersi. A ritrovare l’unità perduta. E, come dicevo, l’amicizia è la forma sublimata dell’eros. Le splendide lettere d’amore che Goethe scrisse alla Charlotte von Stein per dodici anni, nonché le risposte di lei, ne sono una attestazione quasi unica. Furono amici, e lei rappresentò la principale fonte della sua ispirazione. Confidenti, affettuosi.. E si amarono, senza neppure mai sfiorarsi.

Certo resta pur sempre il dubbio di Borges davanti al dramma di Paolo e Francesca nel vento dell’Inferno. Il dubbio che il grande poeta, in fondo, provasse una sorta d’invidia per Paolo Malatesta. Che la donna aveva potuto stringere tra le braccia, ancorché dannandosi l’anima. Mentre Dante la sua Amica lo aveva sì condotto verso il cielo, ma restando intangibile. Borges era un vecchiaccio cinico, certo. Ma è difficile, cara la mia ragazza rispondere alla tua domanda. L’esperienza di una vita, e tanti libri non sembrano sufficienti.


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