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Nel 1998 Renato Zero registrava “Emergenza Noia” un brano che racconta quanto sia intrigante ma dannosa la noia. Figuriamoci la noia nel pieno di un’emergenza, che rischia di far cadere nella sua trappola in tanti, compreso l’autore di questo articolo.

Dal 9 Marzo una buona parte degli italiani sono rimasti per due mesi chiusi in casa, senza possibilità di uscire per quasi nessun motivo e per farlo serviva portarsi dietro un’autocertificazione. Era scattato il lockdown, che ci ha “regalato” circa sessanta giorni di quarantena insieme a noi stessi. Ricordiamo le prime due settimane: canti dai balconi, foto di pizze più o meno ben fatte (sia le pizze che le foto) lamentele per la mancanza di lievito e farina (come se fossimo in guerra) e avvistamenti di runner del quartiere. Insomma, ognuno occupava la giornata come meglio poteva: ci trovavamo di fronte ad una situazione nuova e non sapevamo come affrontarla. Va detto che milioni di italiani hanno continuato a lavorare e hanno mandato avanti il Paese, ma per tutti gli altri oltre al Covid – 19, si aggiungeva un nuovo nemico: la trappola della noia. Ognuno l’ha affrontata come ha potuto.

Se ci si trova chiusi in casa da un momento all’altro e vengono a mancare la nostra normalità e quotidianità, le reazioni possono essere contrastanti e importanti. C’è chi è rimasto spiazzato, senza le sicurezze psico-sociali e ritmi abitudinari a cui era devoto, c’è chi ha cercato di scoprire un mondo nuovo (dentro il suo appartamento) e impegnarsi la giornata come meglio poteva. E chi è caduto nella trappola della noia. Personalmente ho una routine quanto meno abitudinaria possibile e la noia se la sperimento, dopo giusto un soffio di tempo, vola via. Ho fatto di tutto per stare lontano dalla trappola della noia. O meglio: sono stato obbligato giocoforza a portare a termine una serie di progetti in sospeso, mi sono reinventato e ho cercato di essere quanto più produttivo possibile. Letture, corsi online, studi ripresi, ideazione di nuovi format, realizzazione di vecchie idee, mettere ordine in cantina: ho fatto di tutto non solo per occupare il tempo ma renderlo produttivo.

Ma mi sono accorto che nonostante la mia quarantena fosse lastricata dalle migliori intenzioni, e nonostante abbia passato molto tempo in attività produttive e proficue, ho spesso ceduto alla trappola della noia. Lontano da me assolvermi, ma sono sicuro di essere stato in buona compagnia. Lungi da me anche volere dare un giudizio negativo sulla noia; ho fatto però una mia considerazione personale. Spesso la noia si sostituisce alla forza di volontà: quando sappiamo di avere molto tempo a disposizione capita di procrastinare certe attività che dobbiamo fare e avevamo pianificato. In questo modo liberiamo tempo “teorico” che dobbiamo riempire con qualcos’altro, anche se in quarantena molto altro da fare non c’era. E dunque non avendo stimoli esterni e non trovando stimoli interni, si cade nella trappola della noia. Anche per questo motivo, sono contento sia finito il lockdown: adesso le cose da fare non mancano e il tempo perso va recuperato presto. Chissà se tra qualche mese mi troverò a rimpiangere i bei tempi andati dove cadevo nella trappola della noia.


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