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Dice l’Ape: “Gli uomini non debbono essere giudicati dagli effetti che le loro azioni producono, ma dai fatti stessi e dalle cause che li hanno spinti ad agire”.

Mi fido dell’Ape e la prendo alla lettera.
Dobbiamo concentrarci sui fatti e sulle cause. Le seconde sono chiare e si descrivono da sole: immane evento naturale. I primi, i fatti cioè, per i lavoratori indefessi (noi del sottosuolo ma anche quelli dell’alveare), sono altrettanto chiari: scavare e procedere in avanti. In avanti, ho detto: non in tondo, altrimenti, completato il cerchio, non c’è più nulla da scavare.

Credo che molti di noi vadano avanti a intuito, e fanno bene. Se volessero anche chiedersi dove sia “avanti”, ecco una risposta. L’Ape ha detto che non saremo giudicati per gli effetti delle nostre azioni. La nostra azione consiste nel fatto di scavare. Se scaviamo in avanti, procederemo e, sebbene non sia certo dove arriveremo, saremo assolti perché in conseguenza della pandemia abbiamo “fatto”; se invece scaviamo in tondo, non potremo invocare l’assoluzione perché avremo scavato pochi metri e per poco tempo, giusto il necessario per ritrovarci al punto di partenza e non fare più fatti.

Sia chiaro che sono una talpa, non un criceto in cattività. Sospendere, rinviare, prendere tempo sono “non fatti”: non consentono di conquistare metri e durano poco perché, prima o poi, la data del rinvio arriverà, e saremo al punto di partenza senza altro e di più da fare o dove andare.

E un autore anziano di cui mi fido come dell’Ape, dice che “l’ampliamento dell’impero [beh, adesso non esageriamo] è opera nostra, di tutti quanti noi che ci troviamo nell’età matura e che abbiamo ingrandito la nostra città, sì da renderla preparata da ogni punto di vista”. Si, mi pare un buon progetto di “fatti in avanti” per noi maturi.


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