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È singolare che, scambiando la causa con l’effetto, si imputi ai sovranisti lo sfaldarsi dell’Ue: Vedete – dicono i grüberiani convinti – che cosa produce la rivendicazione della propria sovranità: il venir meno della solidarietà.

Quando è evidente che il ragionamento va rovesciato: è la percezione, per nulla vaga e peregrina, della mancanza di vera solidarietà, del prevalere degli egoismi e delle egemonie di alcuni Stati sugli altri, a rendere diffidenti al punto da rivendicare la propria sovranità: cui si potrebbe rinunciare solo se e laddove non si discrimini tra figli e figliastri.

La solidarietà sbandierata a parole è solo un paravento ipocrita per poter realizzare i propri piani egemonici da parte della Germania, dei suoi satelliti e degli utili idioti come la Francia macroniana. Gli Inglesi l’hanno capito per tempo e se ne sono andati. Noi, illusi o stolti, credendo che dagli altri, dalla loro generosità, ci venga la salvezza e l’aiuto a superare i nostri guai (a liberarci in primis dal greve fardello del nostro debito pubblico, stemperandolo nel calderone europeo), ci dimostriamo ancora una volta irresponsabili. Dei succhiaruote. Dei calcolatori. Dei furbastri scodinzolanti. Ma questo non ce lo perdoneranno mai ed hanno ragione.

Anche in questi giorni è detestabile e ripugnante il nostro pavoneggiarci, il vantare le nostre eccellenze (che pure ci sono), il nostro modello profilattico, ed anche la retorica di un patriottismo fasullo, artatamente eccitato ed esibito, di facciata e chiaramente strumentale. Come le vacue (e oscene) parole d’ordine che vanno circolando, l’ottuso ottimismo proclamato senza pudore (“andrà tutto bene”), il buonismo arcobaleno strimpellato dai balconi e dalle tv, mentre intorno il mondo brucia e la pestilenza incalza. Un insulto ai morti, a quelli mandati a morire e a quelli lasciati morire per imprevidenza, per inefficienza, per insipienza. “Andrà tutto a bagasce” ha ribattuto – sempre da un balcone – il sano realismo di qualche genovese.

Adesso, infine, ci rendiamo conto della trappola cui abbiamo dato la nostra adesione: il salva-Stati, il Mes. Il capestro in cui c’invitano a infilare la testa. E già, tanto per cominciare, si apprestano a sfilarci di dosso i nostri gioielli. Allianz allunga le sue grinfie sulle nostre autostrade. Come è già avvenuto in Grecia con banche, porti e aeroporti.

Sovranismo vuol dire contare anzitutto su di sé, riconoscere gli errori e provvedere ad emendarli. Pagando lo scotto dovuto. Stringendo anche la cinghia. Contando sulle risorse interne (che ci sono ma vanno educate, incoraggiate, orientate) chiamando tutti alle proprie responsabilità, a lavorare sodo, a coltivare un progetto che non sia una fuga per la tangente, una utopia, il solito libro dei sogni. Un progetto lungimirante ma realistico, che non tenga conto delle scadenze elettorali nè, tanto meno, dei sondaggi. Che invece di dividerci, ancora una volta, tra guelfi e ghibellini, tra rossi e neri, tra buoni e cattivi, ci induca veramente a stringerci “a coorte”. Ma non in vista della morte, come vuole la vieta retorica imperante, bensì in vista della rinascita. Che è alla nostra portata. Che dia finalmente un futuro ai nostri giovani, invece di seguitare a rubarglielo.


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