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Prossima fermata: Silvio Pellìco.

Sì, proprio Pellìco, con l’accento sulla i. È più di un mese che i nuovi autobus della Linea 18, a Torino, offrono la dimostrazione di ignoranza o sciatteria. Oppure ignoranza e sciatteria insieme. Perché è già grave che qualcuno in Gtt (l’azienda dei trasporti) ignori l’esistenza di tal Silvio Péllico e lasci passare una registrazione errata. Ma ancora più grave che, a distanza di più di un mese, non si sia provveduto alla correzione.

Ed allora non stupisce il caos assoluto sulla vicenda dei monopattini elettrici, non stupisce il sovraffollamento dei mezzi pubblici, i continui ritardi, le attese interminabili. Mentre l’assessore competente (beh, competente è una parola grossa..) si occupa esclusivamente di far rallentare il traffico. Tutti a passo d’uomo, in modo da abituare i sudditi ad andare a piedi perché, tanto, il tempo impiegato utilizzando i mezzi pubblici o quelli privati è più o meno lo stesso di quello impiegato camminando.

È la decrescita felice. Che se ne frega dei problemi di chi ancora lavora invece di ricorrere al reddito di cittadinanza. Perché per lavorare occorre persino spostarsi, non sempre la fabbrica o l’ufficio sono sotto casa. Ma l’assessore se ne frega se, dopo 8 ore di lavoro, uomini e donne sognano solo di tornare a casa il più rapidamente possibile. Se ne frega se, al mattino, i lavoratori o gli studenti devono alzarsi prima per ovviare ai tempi di attesa imposti dalla carenza dei mezzi pubblici.

Ma ora, fregandosene del codice della strada (e spesso è una decisione buona e giusta, considerando l’assurdità di molte norme spesso anacronistiche), il Comune di Torino punterà sui monopattini elettrici. Sperando nel buonsenso dei sudditi, quegli stessi sudditi che il buonsenso non lo dimostrano sfrecciando sul marciapiede. O illudendosi sulle capacità del sindaco e della sua squadra.


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